Cessione del Quinto Senza TFR, prestito senza vincolo e senza garanzia



Cos’è il Trattamento di Fine Rapporto

Il TFR è l’acronimo che definisce il Trattamento di Fine Rapporto, comunemente chiamato nel gergo popolare erroneamente “liquidazione”. Si tratta di una quota della retribuzione corrisposta al lavoratore subordinato a un contratto di lavoro di solito dipendente, che è accantonata dal datore di lavoro su un fondo: a seguito del decreto legislativo n°252 del 2005, si è provveduto a riforma la previdenza cosiddetta complementare cui il TFR appartiene come istituto. Ogni lavoratore dipendente (del settore privato e non di quello pubblico) potrà scegliere se destinare l’accantonamento del trattamento a un fondo pensione complementare privato di sua scelta, obbligando il datore a liquidare subito la somma che andrà a costituire capitale soggetto anche a crescita per gli interessi maturati, ovvero lasciare tale importo in azienda, facendoselo corrispondere alla fine del contratto di lavoro o al momento del pensionamento: anche in questo caso, vale il principio del  “Qui tacet, consentire videtur” (il silenzio assenso).

Il Trattamento di Fine Rapporto ha natura socialista e nasce negli anni tra le due Grandi Guerre, precisamente nel 1927, come indennità appannaggio del lavoratore per gli anni di lavoro svolti, sottolineandone la fedeltà all’azienda che lo ripagava di una vita trascorsa in fabbrica: il diritto è legato, quindi, all’ordinamento corporativo e la data scelta per la sua emanazione aveva anche un fondamento politico, poiché il 21 aprile convenzionalmente coincide con la fondazione di Roma e con la Festa dei lavoratori nel ventennio mussoliniano.

L’istituto dell’indennità d’anzianità (o di servizio) rimase fino alla riforma del 1982, che lo assorbì rinominandolo nell’attuale acronimo TFR ed era calcolato in base all’ultimo stipendio (il più alto per gli evidenti scatti d’anzianità) moltiplicato per il numero d’anni d’impiego. Nella stessa legge, si riformò il codice civile costituendo anche un Fondo di Garanzia cui potevano rivolgersi coloro che, pur avendo diritto al trattamento, non lo ricevevano a causa del fallimento o dell’insolvenza delle aziende presso cui erano impiegati.

Fondo che esiste ancora ed è gestito direttamente dall’INPS (Istituto Nazionale Previdenza Sociale): queste risorse rispondono in via solidale e sussidiaria dei crediti e delle obbligazioni in capo al datore di lavoro e opera in sua vece in caso d’impossibilità a corrispondere quindi il trattamento di fine rapporto al dipendente.

I soggetti che hanno diritto al Trattamento di Fine Rapporto sono i lavoratori dipendenti del settore privato e quelli del pubblico impiego contrattualizzato, ossia assunti da un ente pubblico dopo la riforma del 31/12/2000. Differentemente da come avveniva durante il ventennio fascista, il TFR è erogato alla cessazione del rapporto di lavoro, a prescindere dalla causa, anche se la fine del contratto segue la volontà del lavoratore stesso (dimissioni, licenziamento individuale o collettivo, etc.): diritto sancito dall’articolo 2120 del Codice Civile Italiano.

 

Caratteristiche del TFR

Da una delle fonti principali dell’ordinamento giudiziario, possiamo evincere le caratteristiche peculiari del TFR, ossia:

  • Garanzia. Il diritto al TFR vale alla cessazione del rapporto subordinato qualunque sia la causa della fine contrattuale stessa.
  • Calcolo. Il TFR si calcola considerando la retribuzione dovuta nell’anno divisa per 13,5: la quota è considerata proporzionalmente se la retribuzione non è ha raggiunto l’annualità, considerando le frazioni uguali o superiori ai 15 giorni come un mese intero.
  • Rivalutazione. Le somme accantonate, ossia cumulate annualmente, sono incrementate di una quota fissa (tasso d’interesse di 1,5% annuale) e da una quota variabile corrispondente al 75% dell’indice dei prezzi al consumo, la cosiddetta inflazione rilevata dall’ISTAT per l’anno precedente. Se, ad esempio, consideriamo l’anno 0 (il primo in cui lavoriamo per una data azienda) la somma accantonata nell’anno è 1.000€, e il tasso d’inflazione dell’anno prima era del 2% (il 75% del 2% equivale a 1,5%), allora l’importo totale alla fine dell’anno sarà costituito da 1.000 € + [1000*(1,5%+1,5%)]= 1.030€. Chiaramente più anni lavoreremo per la medesima azienda, più questa cifra crescerà e sarà rivalutata anno dopo anno compresi gli interessi capitalizzati.
  • Anticipazione. Se il lavoratore dipendente avrà almeno otto anni di servizio presso lo stesso datore, potrà chiedere l’anticipazione del TFR non superiore al 70% dell’importo dovuto al momento della richiesta, adducendo un giustificato motivo, ad esempio:
    • Spese sanitarie, per terapie o interventi straordinari riconosciuti da strutture pubbliche da sostenere per sé o per i propri familiari;
    • Acquisto prima casa per sé o per i propri figli, comprovando la giustificazione con un documento redatto da notaio, il compromesso o direttamente il rogito di compravendita;
    • Spese da sostenere durante il periodo di paternità, ossia l’astensione dal lavoro e fino al compimento dell’ottavo anno del bambino;
    • Spese causa congedi di formazione.

 

Legge di Stabilità

Con la Legge di Stabilità promulgata nel 2015, inoltre, i dipendenti assunti nel settore privato possono richiedere la liquidazione di una parte del TFR direttamente in busta paga per avere maggiore liquidità: trattasi di un escamotage ideato per consentire al consumatore di avere reddito disponibile maggiore in previsione di un aumento dei consumi e della produzione sul mercato interno.

Per quanto concerne i dipendenti pubblici, quelli assunti dopo la riforma del 2000, quindi nel 2001 sono automaticamente assoggettati alla normativa attuale del TFR che è accantonato ed erogato alla cessazione del rapporto lavorativo direttamente dall’INPDAP (Istituto Nazionale Previdenza Dipendenti Pubblica Amministrazione) perché il datore di lavoro in questo caso è lo Stato stesso e i suoi enti ovvero organismi, mentre per i dipendenti scolastici è attivo il Fondo Espero. I dipendenti pubblici assunti prima della data indicata sono, viceversa, soggetti al Trattamento di Fine Servizio di vecchia memoria, fatta salva la possibilità di adesione alla previdenza complementare per questi.

 

Cos’è la Cessione del Quinto

La Cessione del Quinto è quel particolare tipo di prestito personale e non finalizzato, erogato da una finanziaria, o un istituto simile (Banca, etc.) mediante la garanzia dello stipendio o della pensione. La definizione stessa del prestito presuppone come garanzia stessa un documento reddituale comprovante l’esistenza di questo particolare flusso monetario di solito a cadenza mensile e sarà possibile ottenere un finanziamento senza possedere particolari garanzie reali ovvero personali; anche chi non ha proprio un ottimo rank di merito ed è iscritto nella lista dei cattivi dei pagatori o addirittura dei protestati, ovvero è indicato come rischioso dai database ai quali accedono le finanziarie prima di erogare un prestito i CRIF, potrà ottenere un credito al consumo mediante questo mezzo straordinario.

Grazie alla cessione del quinto, infatti, la finanziaria avrà la garanzia di pagamento delle rate mensili detraendole automaticamente dallo stipendio/pensione del soggetto cui presta i soldi, potendo attingere anche dal TFR accantonato, a garanzia di eventuali inadempienze e insolvenza palese.

Il Trattamento di Fine Rapporto, infatti, rappresenta una garanzia ulteriore per la finanziaria: nel caso il capitale non dovesse essere restituito, essa potrà rivalersi su questo capitale, imponendo al datore di lavoro di liquidarlo alla propria società, in caso di gravi irregolarità e insolvenze croniche, mediante esecuzione con apposito decreto ingiuntivo.

La Cessione del Quinto ha come caratteristica peculiare il fatto di non poter superare il 20% dello stipendio o della pensione come rata mensile, limitando il capitale erogabile da parte della finanziaria: se da una parte, la cessione del quinto consente a chi non può accedere al credito di aver questa possibilità e garantisce un recupero quasi certo alla finanziaria stessa, semplificando le pratiche burocratiche e amministrative, nonché i controlli preventivi, dall’altra parte non permette di ottenere grandissime cifre, a meno di non possedere un buon capitale TFR in azienda o in altro fondo complementare.

 

Chi può Richiedere la Cessione del Quinto senza TFR

Se il richiedente però non ha più la disponibilità di un buon capitale depositato nell’apposito fondo in azienda, perché ha già usufruito dell’anticipazione o perché non ha ancora maturato annualità necessarie, è sempre possibile richiedere un prestito con cessione del quinto.

Anche senza Trattamento di Fine Rapporto, il TFR, il dipendente privato o pubblico può rivolgersi al mercato del credito al consumo presentando istanza per un prestito non finalizzato, ossia quel particolare finanziamento non soggetto all’acquisto o all’utilizzo di beni o servizi e per il quale non è necessario produrre alcun incartamento giustificativo comprovante l’utilizzo della liquidità ottenuta.

Il dipendente potrà richiedere un prestito con cessione del quinto anche senza TFR perché già richiesto e speso, ovvero non ancora maturati gli anni necessari e sufficienti di servizio per l’accesso e l’utilizzo.

Le differenze sono sostanziali e basilari, legate alla possibilità della finanziaria di rivalersi su un capitale così importante oppure no. Ad esempio, nel caso di contratto stipulato con la “Cessione del Quinto” tradizionale, l’ente erogante il prestito prevede questi particolari strumenti a sua tutela:

  • Sottoscrizione di Polizze Assicurative a salvaguardia della vita e contro il rischio di perdita del lavoro/impiego;
  • TFR disponibile a garanzia d’insolvenza o gravi irregolarità.

Nel caso oggetto del nostro articolo, invece, il richiedente potrà utilizzare lo strumento della “Cessione del Quinto” senza la garanzia del TFR fornendo garanzie alternative. La finanziaria, infatti, avrà bisogno di argomenti e soprattutto documentazione a tutela del proprio denaro, sulla quale costruire un tentativo di recupero del capitale in caso d’insolvenza, di morte del soggetto o della perdita del lavoro.

Se vogliamo chiedere un prestito personale mediante la “Cessione del Quinto” del nostro stipendio senza TFR disponibile, dovremo possedere necessariamente questi requisiti ritenuti fondamentali:

  • Essere soggetti a un contratto di lavoro a tempo indeterminato;
  • Sottoscrivere contestualmente una polizza assicurativa a copertura del rischio d’insolvenza contro le cause già citate di morte prematura ovvero perdita dell’impiego e impossibilità di restituzione delle rate con il “quinto”, pagando un premio molto alto rispetto a quello tradizionale, legato al maggior rischio.
  • Lavorare da almeno 3 o 6 mesi per la stessa azienda, in funzione della somma richiesta (maggiore anzianità di servizio, maggiore importo possibile).

 

Esempio

Se vogliamo semplificare e ricapitolare chi può richiedere la cessione del quinto senza TFR, le garanzie e i requisiti che devono possedere, basta disegnare una semplice tabella fruibile facilmente in modo da schematizzare facilmente il pensiero:



Cessione del Quinto Senza TFRChi può RichiedereRequisiti & Garanzie

Finanziamento non Finalizzato

  • Le persone che hanno già usufruito dell’anticipazione del TFR;
  • Le persone che non hanno l’anzianità di servizio sufficiente per maturare il TFR necessario a garantire il capitale richiesto.
  • Contratto a Tempo Indeterminato;
  • Anzianità di Servizio in funzione della somma chiesta;
  • Sottoscrizione polizza vita e rischio perdita dell’impiego.

 

Contratto di Lavoro

Come avremo intuito, il prestito erogato tramite la “Cessione del Quinto” dello stipendio senza il TFR è uno strumento possibile, seppur difficile da ottenere proprio perché particolarmente delicato, senza la garanzia di un capitale molto importante sul quale rifarsi in caso di perdite.

A causa di questa criticità insita, di questa manchevolezza funzionale, non tutti i lavoratori dipendenti possono richiedere l’erogazione di un prestito utilizzando questo particolare strumento, seppur assunti con contratto di lavoro a tempo determinato.

Questi lavoratori, infatti, dovranno anche rispettare alcuni paletti e parametri stabiliti generalmente da tutte le finanziarie, più o meno nello stesso modo, ossia:

  • Richiedere importi non molto elevati. Maggiore sarà la cifra richiesta, minori saranno le possibilità di ottenerla.
  • Essere assunti in un’azienda di medie-grandi dimensioni. Questo perché il rischio associato alla perdita del lavoro e al fallimento o insolvenza dell’azienda, cui deve rifarsi la cessione del quinto dello stipendio stessa, è minore nel caso di aziende consolidate; questo requisito è difficile da rilevare nel mercato italiano, dove le PMI (Piccole e Medie Imprese) sono la realtà più numerosa.
  • Essere impiegati in una realtà produttiva in cui ci sono almeno 16 dipendenti assunti. Peculiarità sempre legata all’aspetto precedente.
  • Avere un contratto dipendente in essere con un’azienda la cui forma giuridica, tecnicamente la ragione sociale, è: S.P.A. (Società Per Azioni), S.R.L. (Società a Responsabilità Limitata) o S.A.P.A. (Società in Accomandita Per Azioni).

Il terzo requisito, oltre a determinare la grandezza dell’azienda, è molto importante perché in base al famoso articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, modificato ultimamente dalla Legge n°108 nel 1990, nelle aziende dove i lavoratori impiegati sono in numero maggiore a 16, è prevista la reintegrazione del posto, se si perde l’impiego. In alcuni casi previsti dalla legge e dalla tutela normativa, quindi, se il lavoratore sottoposto a cessione del quinto senza TFR, dovesse essere licenziato individualmente, potrebbe essere reintegrato e ciò costituisce una garanzia molto importante per la finanziaria che cede il proprio denaro in cambio della sola garanzia dello stipendio, ovvero di una frazione pari a 1/5 di questo.

Anche per questo capitolo, è opportuno sintetizzare e schematizzare disegnando una tabella in modo da facilitare la memorizzazione dei concetti esplicitati:

Cessione del Quinto senza TFR

Contratti di Lavoro Ammessi

Quota Erogabile nella Cessione del Quinto senza TFR

Rata Mensile Detratta dallo Stipendio (20%)
  • Contratto a Tempo Indeterminato con Azienda con più di 16 Dipendenti;
  • Azienda S.p.a., S.r.l., S.a.p.a.

Inferiore a 1/5 dello stipendio

Senza il TFR a garanzia, il Capitale richiedibile si riduce
  • Protestati e Cattivi Pagatori con Contratto di Lavoro a Tempo Indeterminato

Inferiore a 1/5 dello Stipendio

Com’è intuibile, non avendo la garanzia reale sicura del TFR, la finanziaria non potrà erogare un prestito molto alto perché l’unica sicurezza verterà sulla quota dello stipendio inferiore al 20%, a norma di legge, in base allo strumento omonimo della cessione.

 

L’Azienda per cui si Lavora

Come anticipato, non avendo la possibilità di garantire il prestito con il Trattamento di Fine Rapporto maturato e disponibile, il dipendente potrà chiedere il finanziamento con la “Cessione del Quinto” dimostrando di essere impiegato in un’azienda molto solida e forte. In questo caso, la finanziaria non valuta solamente il soggetto che effettua l’istanza di accesso al credito del consumo, ma anche il terzo, l’azienda nella quale questi lavora, assegnandogli un coefficiente di rischio.

L’azienda nella quale lavoriamo può avere un coefficiente assicurativo, un parametro di valutazione, che varia da 3, il minimo, a 6, il massimo e questo valore incide in modo organico sull’importo del prestito e sul positivo rilascio: la finanziaria, dovendo preservarsi e tutelarsi dal rischio d’insolvenza, rileva questo parametro che incide direttamente sulla polizza assicurativa che sarà contestualmente e obbligatoriamente sottoscritta da chi richiede il prestito con cessione del quinto.

Dato che oramai molto spesso le finanziarie o hanno società controllate assicurative presenti nel gruppo ovvero comunque hanno rapporti e convenzioni già siglate con importanti società operanti nel ramo delle tutele e delle polizze, il prestito sarà erogato solo dopo questa attività preliminare.

Sarà assegnato un coefficiente assicurativo all’azienda in cui lavora il richiedente, determinando il grado di solvibilità, sostenibilità e affidabilità creditizia di questa, soffermandosi sul datore di lavoro appunto che eroga lo stipendio mensile per la prestazione lavorativa svolta: come avremo ben compreso, la cessione del quinto si basa sullo stipendio percepito dal dipendente e nel caso di assenza della somma capitale del TFR, questa componente è l’unica che tutela il credito.

Come detto, il coefficiente assicurativo varia tra un valore di 3 a un massimo di 6, calcolato in base a questi criteri:

  • Affidabilità, solidità e livello economico del datore di lavoro, ossia l’azienda;
  • Il Fondo Nazionale Previdenza Sociale gestito dall’INPS.

La finanziaria, valutando il coefficiente assicurativo di rischio dell’azienda, concede o meno il prestito considerandolo: un valore pari a 3 è il preludio a un minore riscontro rispetto a uno uguale a 6, nel qual caso l’azienda dà maggiori garanzie all’ente erogante mediante cessione del quinto e potremo richiedere anche un importo di prestito superiore. Questo, perché l’importo della rata mensile nel piano di rimborso e di ammortamento sottoscritto dopo il prestito, è calcolato in base al coefficiente assicurativo e determinato in base al rapporto tra il TFR maturato e il montante del finanziamento ed è facilmente comprensibile come questo secondo parametro corrisponda a un numero molto basso nel caso di cessione senza TFR.

 

Quanti Soldi Posso Chiedere in Prestito

Grazie allo strumento della “Cessione del Quinto” senza TFR, solitamente le finanziarie che applicano questa possibilità prevedono un piano di rimborso e di rientro/ammortamento di massimo 60 mesi, non certo lunghissimo proprio a causa delle peculiarità intrinseche. L’importo erogato, inoltre, non potendo contare sulla garanzia del capitale TFR, sarà contenuto e non altissimo.

La rata, inoltre, non potrà superare il 20% (1/5) dello stipendio mensile, della retribuzione appannaggio del lavoratore dipendente richiedente e sarà molto contenuta, dovendo essere restituito al massimo in 5 anni, rispetto ai 10 massimi previsti per la cessione del quinto tradizionale (con TFR).

A livello quantitativo, considerando lo stipendio medio dei lavoratori italiani e la durata massima prevista, parliamo di cifre che si aggirano tra i 10.000€ e i 15.000€, molto lontane da quelle disponibili grazie alla stessa “Cessione del Quinto” tradizionale, ossia 50.000€, legata ai fattori d’anzianità di servizio e alla retribuzione mensile. Maggiore sarà quest’ultima, maggiore la somma cumulata di TFR (solitamente pari a uno stipendio mensile in un anno) e maggiore sarà la somma richiedibile dal soggetto.

Ad esempio, se un lavoratore dipendente ha un contratto a tempo indeterminato e guadagna 1.600€ mensili, con una quota del 20% pari a 320€, non avendo possibilità di una somma capitalizzata e cumulata a titolo di TFR, potrà richiedere un prestito massimo di 13.000€ rimborsabili in 5 anni al TAN (Tasso Annuo Nominale) pari al 5,00%, anche se il tasso d’interesse più importante è sempre il TAEG (Tasso Annuo Effettivo Globale) che comprende il primo e associa anche tutti gli altri costi e commissioni dovute alla banca o finanziaria erogante.

Una semplice formula matematica potrà chiarire al lettore l’esempio: potendo detrarre solo il 20% di 1.600€, ossia 320€ mensili, allora in un anno sarà possibile da parte della finanziaria prelevare 3.840€ e in 5 anni massimi 19.200€. Dovendo sommare al capitale richiesto tutti i costi e gli interessi da pagare in un quinquennio, ben si comprende che il prestito massimo richiedibile è di 13.000€, considerando almeno 6.200€ da pagare per gli interessi, le spese d’istruttorie, i premi delle polizze obbligatorie, l’imposta di bollo, etc.

Il Prestito con la “Cessione del Quinto” senza TFR è un prodotto finanziario semplice, comodo, valido per un lavoratore dipendente che non riesce ad accedere al credito al consumo in altro modo.

 

Simulazione Prestito

Dopo aver analizzato questa possibilità nelle sue varie sfaccettature, possiamo ricapitolare il tutto sempre attraverso una tabella disegnata ad hoc, a uso e consumo del lettore, nella quale sono descritte tutte le caratteristiche della cessione del quinto senza TFR, compreso il capitale erogabile e la rata da corrispondere mensilmente nel caso oggetto d’esempio e analizzato nel capitolo:

Esempio: Cessione del Quinto senza TFR

Rata mensile

Capitale erogabile

Piano di rimborso

  • Stipendio 1.600€;
  • Cessione del quinto massima di 13.000€;
  • Durata 5 anni;
  • TAN 5,00%

Meno di 1/5 dello stipendio mensile

Tra 10.000€ e 15.000€

Durata massima 5 anni