Finanziamenti Editoria 2019 e 2020, Elenco Finanziamenti Pubblici ai Giornali

Editoria Italiana

L’attuale Governo giallo-verde, composto dall’alleanza insolita Lega Nord e Movimento 5 Stelle, aveva preannunciato dei tagli ai fondi disponibili per l’Editoria a partire dal 2019; nella Legge Finanziaria votata in entrambi i rami del Parlamento Italiano alla fine del 2018 si era pensato di diminuire gli impieghi finanziari statali che favoriscono diritti fondamentalmente riconosciuti dalla Costituzione del 1948.

L’articolo 21 della Costituzione della nostra cara Repubblica, recita infatti: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”. La libertà di parola e d’espressione è quindi garantita dalla Fonte Primaria legislativa nel sistema giuridico del nostro paese, soggetta solo alla sovrastruttura Europea, in alcuni ambiti che non ledono certo i diritti fondamentali, anzi, ne amplificano gli aspetti strutturali. Il pluralismo, inteso come condizione secondo cui coesistono diversi orientamenti in una società unica e autonoma in piena libertà, è garantito anche grazie all’istituzione di questi finanziamenti statali agevolati che non consentono o per lo meno limitano, a un terzo privato d’influenzare sistematicamente il sistema informativo e mediatico nella sua totalità.

I fondi, dunque, esisterebbero per garantire dei diritti acquisiti e descritti nelle nostre fondamenta e non per tutelare dei privilegi inutili e superflui, ma non tutti i partiti politici sembrano pensarla così; alla luce di una revisione della spesa pubblica e di tagli spesso incauti, alcuni dirigenti politici sottovalutano quest’aspetto e spesso rivendicano decisioni repentine.

La notizia di queste potenziali riduzioni ha naturalmente scosso il movimento giornalistico italiano, scatenando la reazione e le risposte veementi del Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti (albo al quale devono essere iscritti tutti coloro che svolgono l’attività giornalistica e/o  pubblicistica), della Federazione Nazionale della Stampa Italiana (il sindacato dei giornalisti italiani) e di alcuni esponenti politici divergenti da questa idea.

Al di là delle posizioni politiche di chiunque, nel pieno rispetto della libertà di auto determinazione e opinione, anch’esse garantite dai diritti fondamentali delle persone umane, resta da comprendere quale sia la reale situazione attuale nel settore giornalistico – mediatico. Nei prossimi capitoli valuteremo insieme le soluzioni disposte dal corrente governo,  strizzando l’occhio ai finanziamenti ancora disponibili appannaggio delle testate on line e delle redazioni fisiche che scrivono i giornali. In quest’ottica descriveremo i bandi pubblici con finanziamenti agevolati o contributi a fondo perduto usufruibili dall’editoria nel 2019.

 

Finanziamenti Pubblici ai Giornali

L’Editoria italiana ha subito negli ultimi anni molteplici riforme legislative per quanto concerne i finanziamenti erogati a livello statale, delineando  un trend di riduzione delle risorse erogate in qualsiasi secondo le diverse forme in modo verticale dallo stato italiano. Già nel 2012, con apposito decreto, si era stabilita la riduzione totale della contribuzione diretta all’editoria, finalizzata a ridurre la spesa statale, stabilendo criteri di accesso sempre più stringenti e selettivi; nel 2014 nasceva il Fondo Straordinario per gli Interventi a Sostegno dell’Editoria, soppiantato poi dall’attuale Fondo per il Pluralismo e l’Innovazione dell’Informazione destinato dapprima al solo sostegno inziale dell’emittenza radiofonica e televisiva locale per poi allargare la platea dei beneficiari al settore editoriale in genere.

Il Fondo, istituito nello stato di previsione del Ministero dell’Economia e delle Finanze con la Legge 198/2016 si rivolge quindi al settore omonimo, mediante modalità d’accesso e ripartizione stabilite dal Governo; nello specifico caso, la Legge di Bilancio 2019 (Legge n° 145/2018) ha stabilizzato le previsioni già vigenti per gli anni 2017 e 2018, secondo cui le maggiori entrate previste dall’Erario a titolo di canone RAI, il cosiddetto extra-gettito, rientrino tra le disponibilità maggiori del Fondo fino a un massimo di 125 milioni di euro.  Per fare chiarezza su questo concetto che, in realtà è molto semplice, si può dire che nel 2017, le entrate derivate dal canone RAI e assegnate al Fondo sono state di 86.627.801€, una cifra ragguardevole e significativa, disponibile anche grazie all’attuale normativa sul canone della televisione pubblica, addebitato direttamente nelle utenze elettriche, fatti i salvi i casi d’esclusione.

Nel Fondo, oltre all’extra-gettito sopradescritto, confluiscono anche:

  • Risorse statali a sostegno dell’editoria quotidiana e periodica;
  • Risorse statali destinate all’emittenza radiofonica e televisiva locale;
  • Somme cumulate grazie al cosiddetto contributo di solidarietà, lo 0,1% del reddito di diversi soggetti legati sempre allo stesso business:
    • Concessionari della raccolta pubblicitaria sulla stampa cartacea e sulle radio e le tv;
    • Società operanti nei media che svolgano raccolta pubblicitaria diretta;
    • Altri soggetti che svolgano attività d’intermediazione nel mercato della pubblicità, acquistando, per conto terzi, spazi pubblicitari sui media, internet compreso.

Questo Fondo è ripartito annualmente tra la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero dello Sviluppo Economico sulla base di criteri stabiliti con DPCM: questi due soggetti istituzionali poi provvedono a erogare le risorse di competenza stabilendo criteri e modalità di concessione di tali finanziamenti stabilendoli sempre con un altro Decreto Presidenziale, sottoposto stavolta al parere delle Commissioni Parlamentari di riferimento. Possono essere previsti anche progetti comuni agli istituti indicati orientati all’innovazione dell’offerta formativa nel campo dell’informazione digitale, in attuazione di obiettivi di convergenza multimediale.  La Presidenza del Consiglio ha avuto a disposizione per il 2017 complessivamente 114.429.960€ e per il 2018 112.589.609€, grazie anche ai 50 milioni di euro provenienti dal canone RAI.

Sempre nella Legge Finanziaria del 2019 è stato disposto che siano individuate le modalità per il sostegno e la valorizzazione, a valere sul Fondo, finalizzate alla diffusione della cultura della libera informazione plurale, della comunicazione partecipata e dell’innovazione digitale e sociale, nonché dell’uso mediatico e al sostegno del settore della distribuzione editoriale, anche grazie all’innovazione digitale.

La platea dei potenziali beneficiari del contributo previsto dal Fondo, presuppone l’esercizio esclusivo e commerciale di un’attività informativa autonoma e indipendente, con la costituzione di forme organizzative assimilabili a:

  • Cooperative giornalistiche;
  • Enti no profit o imprese editrici di quotidiani e periodici il cui capitale sia interamente detenuto, senza partecipazioni di privati con scopi commerciali;
  • Imprese editrici di quotidiani e periodici con capitale maggiore del 50%+1 detenuto da cooperative, fondazioni o enti morali senza fini di lucro, con limitazione entro 5 anni dall’entrata in vigore della legge;
  • Imprese dell’editoria con quotidiani, e periodici ad espressione e a tutela delle minoranze linguistiche riconosciute dalla legge 482/1999 (art. 2:popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo);
  • Imprese ed enti che pubblicano periodici per non soggetti non vedenti e ipovedenti;
  • Associazioni dei consumatori;
  • Imprese editrici di quotidiani e periodici italiani editi e diffusi all’estero o redatti in Italia e diffusi prevalentemente all’estero. Con l’avverbio prevalentemente si annoverano tutti quei giornali con una diffusione non inferiore al 60% delle copie complessive, mentre per quelli in formato digitale si considerano tali, quei quotidiani che raggiungono una percentuale di utenza unica mensile superiore al 60% sul numero totale.

Nello specifico, il decreto legislativo 70 del 2017 ha previsto la possibilità di richiesta di contributi per i soggetti descritti in riferimento solo ad una testata ,esclusi gli enti che editano periodici per chi ha problemi di vista.

Come possiamo facilmente intuire e verificare, sono esclusi soggetti anche molto importante nel giro d’affari descritto; infatti, con la legge 198 del 2016 sono stati esplicitamente estromessi:

  • Giornali di partiti e movimenti politici o sindacali, comprese le radio appartenenti a fazioni presenti in almeno un ramo del Parlamento;
  • Periodici specialistici che trattano materie tecniche, aziendali, professionali o scientifiche;
  • Imprese editrici di quotidiani e periodici che fanno capo a gruppi editoriali quotati o partecipati da società quotate in borsa.

Sempre collegato al Fondo e alle sue disponibilità, è stata istituita una misura differente dalla contribuzione diretta descritta nelle righe superiori: il cosiddetto credito d’imposta, ovvero quel particolare diritto da parte delle imprese che ne hanno i requisiti, di beneficiare di un credito nei confronti dell’Erario, utilizzabile come compensazione degli importi dovuti ovvero liquidabile secondo modalità prescritte dalla legge, nei casi previsti.

C’era stata un’ulteriore delega per il Governo nel 2016 con il fine d’introdurre incentivi agli investimenti nell’innovazione digitale dinamica e multimediale, nuova frontiera dell’Industria 4.0, ma non è stata utilizzata nei termini previsti: nonostante questa lacuna, lo strumento del credito d’imposta è intervenuto mediante Decreto Legge 148 nel 2017, attribuendo questa misura disponibile per le imprese, i lavoratori autonomi e gli enti no profit che investono nelle campagne pubblicitarie sulla stampa, anche on line e sugli altri media (Tv e Radio).

Questo strumento, incentivante, se da un lato garantisce minori introiti all’erario, dall’altro agevola gli investimenti in pubblicità e quindi il reddito delle imprese legate all’editoria, compensando la perdita di gettito con le maggiorazioni occorse in altro settore di business: in quest’ottica si definisce come una leva di politica tributaria ed economica efficace, i cui risultati saranno visibili nel futuro. L’applicazione del credito d’imposta, infatti, è decorsa dall’anno 2018, sempre gravante sul Fondo per il Pluralismo e l’Innovazione dell’Informazione, secondo requisiti specificamente previsti. Il valore dell’investimento deve superare almeno l’1% di quelli analoghi effettuati nell’anno precedente e il diritto al credito sarà pari al 75% di questo valore incrementale, fino ad arrivare al 90% nel caso di micro, piccole e medie imprese e start-up innovative, fino a esaurimento del tetto massimo previsto d’impiego (62,5 milioni di euro per il 2018). I soggetti interessati devono presentare domanda d’accesso tra l’1 e il 31 marzo di ciascun anno per accedere al beneficio, allegando tutta la documentazione necessaria all’espletamento delle pratiche burocratiche; successivamente sarà redatto un elenco dei soggetti richiedenti a uso e fruizione pubblico.

Oltre a queste misure, è prevista l’assegnazione di finanziamenti tramite bando annuale rivolti alle imprese di nuova costituzione con lo scopo ultimo di favorire la realizzazione di progetti a forte carattere innovativo, orientati alla rimozione di stili di comunicazione sessisti e lesivi dell’identità femminile, idonei a promuovere la maggiore fruibilità di contenuti informativi multimediali e la diffusione dell’uso delle tecnologie digitali. Questi finanziamenti sono erogati nella misura prevista de un Decreto del Presidente del Consiglio ogni anno e stabiliti secondo limiti massimi di spesa stabiliti nell’atto stesso.

 

Finanziamenti Pubblici all’Editoria 2019

Le imprese editrici che soddisfano i requisiti di legge, possono inoltre domanda per l’ammissione ai contributi diretti all’indirizzo die.contributidiretti@pec.governo.it nel mese di Gennaio per quanto concerne l’attività svolta nell’anno precedente. Il form disponibile on line per ogni tipologia di editore diverso per natura e target, sarà sottoscritto da chi ne ha la rappresentanza legale, mediante apposizione di firma digitale, a prova dell’identità del soggetto; in allegato andranno inseriti tutti gli incartamenti necessari per dimostrare la sussistenza dei requisiti e permettere a chi spetta di controllarne la forma e la sostanza. Al fine di compilare il form, si dovrà provvedere a richiedere sul sito del Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria, le credenziali di accesso alla piattaforma inviando il modulo presente sul sito all’indirizzo die.contributidiretti@pec.governo.it; ci saranno rilasciate username e password per accedere all’area riservata delle imprese editrici e svolgere telematicamente tutte le operazioni volute. Le imprese editrici di quotidiani e periodici diffusi all’estero, invece, invieranno con le stesse modalità, la domanda generata dalla piattaforma con tutti gli allegati, direttamente all’ufficio consolare italiano competente per territorio, il quale, dopo controllo formale, lo trasmetterà al Dipartimento mezzo PEC all’indirizzo archivio.die@mailbox.governo.it .

Fondamentale sarà quindi il possesso di un indirizzo mail di Posta Elettronica Certificata (PEC) e di una firma digitale del responsabile dell’impresa. Riferendoci ai requisiti minimi per l’accesso al contributo, possiamo dire che, grazie alla legge del 2016, è stata ridotta a 2 anni la vita minima d’impresa e di edizione della testata; oltre a questo, sarà necessario essere in regola con gli obblighi derivanti dai contratti collettivi nazionali o territoriali di lavoro, avere un edizione digitale anche parallela a quella in formato cartaceo e bisognerà evidenziare in questa tutti i contributi e i finanziamenti ricevuti, oltre l’obbligo di adottare le misure sufficienti e necessarie al contrasto della mercificazione e della lesione dell’immagine della donna.

Per le cooperative giornalistiche, inoltre, è presupposto fondamentale che la compagine societaria e la concentrazione delle quote segua la particolare normativa; oltre a questo, sarà anche qui necessaria la presenza di una testata in formato digitale dinamica e multimediale autonoma o in parallelo a quella cartacea.

Volgendo lo sguardo alle cifre dei contributi erogati, possiamo dire che, per principio, essi derivino dalla somma di una quota relativa ai costi sostenuti dall’ente e di una variabile in rapporto alle copie vendute, siano esse digitali o fisiche.

Per quanto concerne i costi fissi nell’esercizio dell’attività editoriale, essi attendono a queste descrizioni analitiche:

  • Costo per il personale dipendente fino a un importo massimo di euro 120.000 per ogni giornalista e di euro 50.000 annui per ogni poligrafico, web master e altra figura tecnica assunti con contratto di lavoro a tempo indeterminato;
  • Costo acquisto carta, oltre le spese per la materiale riproduzione e il confezionamento delle copie, la distribuzione e il trasporto, la spedizione etc.
  • Costo per gli abbonamenti ai notiziari delle agenzie di stampa e all’utilizzo d’immagini e articoli coperti da copyright (es. ansa, siae, etc.)
  • Costo acquisto e installazione hardware e software di base per l’edizione digitale;
  • Costo progettazione, gestione e manutenzione sito web;
  • Costo servizi digitali interattivi e finalizzati all’integrazione di sistemi di pagamento, etc.

Sia per quanto concerne i costi fissi, sia per quanto riguarda quelli variabili, il contributo diretto è erogato sempre sulla base delle copie vendute, in relazione allo scaglione d’appartenenza, tra i tre definiti dalla legge:

  • Da 10.000 a 350.000 copie vendute;
  • Da 350.000 a 1.000.000 di copie in un anno;
  • Oltre 1.000.000.

I costi degli enti appartenenti al primo scaglione sono rimborsati secondo la quota pari al 55%, per promuovere le nuove imprese editoriali, al 45% per il secondo scaglione e con una percentuale del 35% per il terzo. In realtà la misura è ben pensata, perché contribuisce maggiormente ai costi relativi alle nuove imprese, incentivandole, ma sostiene anche i grandi colossi, i quali ottengono contributi maggiori in relazione alle copie vendute dal prossimo componente del contributo diretto: infatti la quota per le copie vendute è anch’essa espressione di questa divisione:

  • Per le testate che rientrano nel primo scaglione, 0,20 euro per copia venduta, se quotidiani, e 0,25 euro, se periodici;
  • Secondo scaglione. 0,25 euro per copia venduta, se quotidiani, e 0,30 euro, se periodici;
  • Terzo scaglione. 0,35 euro per copia venduta;
  • Edizioni digitali. 0,40 per ogni copia.

La legge ha anche posto dei tetti massimi al rimborso dei costi, sempre crescente in base al numero di copie vendute; per i quotidiani va da un minimo di 500.000€ a un massimo di 2.500.000€, per i periodici da 300.000€ a 2.500.000 e per l’edizione digitale il limite massimo di rimborso è unico e pari a 1.000.000€. Nel caso di testata sia cartacea, sia digitale, il tetto massimo non si cumula, ma si ferma sempre a 2.500.000€. Per quanto concerne il contributo diretto relativo alla variabile delle copie vendute, anche qui è espresso un tetto massimo complessivo di 3.500.000€.

Oltre il calcolo già specificato, sono aggiunti criteri premiali o riduttivi del diritto acquisito, in riguardo a specifiche dinamiche aziendali:

  • Rimborso 75% oneri previdenziali sostenuti dall’editore per l’assunzione di professionisti con contratto a tempo indeterminato e un’età inferiore a 35 anni (promozione lavoro giovanile);
  • Quota aggiuntiva secondo convenzioni stipulate con le scuole per i percorsi scuola-lavoro, pari al 1% del contributo spettante per ogni percorso attivato, in misura massima al 3%;
  • Rimborso pari al 5% dei costi per azioni di formazione e aggiornamento del personale, debitamente documentati;
  • Riduzione del contributo pari all’importo eccedente il limite massimo retributivo di 240.000€ annui nel caso l’impresa editrice superi questo tetto per il pagamento di tutti gli stipendi;
  • Il contributo complessivo erogabile non può essere superiore al 50% dei ricavi dell’impresa.

Acquisiti il diritto alla somma, questa sarà erogata dallo stato in due rate, una a titolo d’anticipo entro il 30 maggio successivo alla presentazione dell’istanza e un’altra, a conclusione del procedimento di analisi, fissata al 28 febbraio dell’anno successivo.

Oltre a questa misura, esistono anche i cosiddetti contributi indiretti derivanti dall’applicazione di tariffe agevolate per le utenze(gas, luce, telefono, etc.) e sconti postali per la spedizione degli abbonamenti, grazie a convenzioni stipulate.

In deroga a quanto stabilito dal decreto legislativo da cui sono estrapolate tutte queste misure, la Legge di Bilancio del 2019 ha previsto una riduzione graduale della contribuzione diretta concessa a ciascuna categoria editoriale:

  • Per l’anno 2019 si prevede di ridurre il 20% della differenza tra l’importo spettante e 500.000€;
  • Per il 2020, il 50% della differenza e 500.000€;
  • Per il 2021, il 75% della differenza e 500.000€.
  • Per il 2022 le medesime categorie d’imprese editrici non avranno più diritto ai contributi.

Dal 2020, inoltre, le imprese radiofoniche private che abbiano svolto attività d’informazione d’interesse generale, alle quali spettava il contributo, non ne avranno più diritto. Un vero e proprio taglio trasversale, sperando si aprano altre strade e non si prosegua in quest’ottica. Il Fondo continuerà comunque a esistere, ma le risorse saranno impiegate potenzialmente in altre iniziative da individuare.

 

Contributi per l’Editoria Online 2019

Le riviste telematiche, ovvero le testate giornalistiche on line, sono prodotti editoriali che devono sottoscrivere tutti gli obblighi previsti dalla legge per chi esercita quest’attività:

  • Registrazione presso un tribunale competente;
  • Nomina di un Direttore Responsabile;
  • Avere un editore iscritto all’albo;
  • Avere un provider, un fornitore in grado di distribuire e di creare un network consolidato.

Il primo obbligo scatta se la rivista promossa dall’editore ha una periodicità regolare, sia essa quotidiana, settimanale, mensile, trimestrale, semestrale, etc. e nel caso in cui si voglia accedere ai benefici del Fondo descritti e quando si desideri assumere giornalisti iscritti negli appositi albi regionali, siano essi professionisti e pubblicisti.

Come abbiamo anticipato, queste imprese operanti nell’editoria, oltre i contributi diretti possono avvalersi di benefici indirettamente connessi al mestiere: tariffe agevolate per la telefonia e comunque la comunicazione sui generis, bonus sulle varie utenze della sede legale e di quelle secondarie, altri benefici legati al giornalismo.

Anche se operanti esclusivamente nel nuovo e moderno media del World Wide Web, gli editori on line possono usufruire degli incentivi previsti dal Fondo per il Pluralismo e l’Innovazione dell’Informazione e del cosiddetto Bonus Pubblicità, il credito d’imposta appannaggio di quelle imprese che investono risorse comprando spazi pubblicitari sui vari media e quindi ne aumentano le entrate.  Grazie al chiarimento del Dipartimento dell’Informazione e l’Editoria, competente in materia, il bonus sarà riconosciuto anche a tutte quelle imprese e quei soggetti interessati a investire nelle testate on line, prescindendo dalla presenza di contenuti fruibili solo dietro pagamento di un corrispettivo, a differenza dell’accesso al Fondo di contribuzione diretta, per il quale l’editore deve predisporre obbligatoriamente contenuti dietro compenso e non gratuiti.

 

Finanziamenti Agevolati

Dopo aver indagato sui contributi e gli incentivi diretti e indiretti a favore delle imprese operanti nell’editoria, vogliamo rivolgere l’attenzione del lettore sui finanziamenti agevolati disponibili per chi volesse intraprendere un’attività nuova nel settore mediatico dell’informazione.

Chiunque voglia accedere al credito di un istituto finanziario, sia esso una banca o un ente operante nel mercato omonimo, può avvalersi di quella garanzia costituita grazie al Fondo di Garanzia delle PMI, utilizzando questo strumento nei modi previsti dai prodotti finanziari disponibili; in parole molto più semplici, quando ci rivolgiamo a un ente accreditato per ottenere della liquidità, potremo avvalerci di una garanzia diretta, una controgaranzia o una cogaranzia nel caso fossimo in possesso di alcuni requisiti, tra i quali essere una piccola e media impresa, senza eccezioni, quindi anche operante nell’editoria.

Entrando nel dettaglio della questione, possiamo scoprire che esiste una sezione speciale istituita con la convenzione del 5 febbraio 2015 tra la Presidenza del Consiglio dei Ministri, nel merito il Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria, con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, approvata con decreto firmato dal capo del dipartimento stesso e finalizzata a favorire l’utilizzo della garanzia del Fondo da parte delle piccole e medie imprese editoriali.

In questo speciale ambito sono concesse garanzie dirette agli istituti di credito, controgaranzie ai Confidi e cogaranzie a copertura di finanziamenti per la realizzazione d’investimenti innovativi nella tecnologia e nel digitale, in un’ottica futura di ammodernamento e adeguamento delle nostre attività mediatiche. Le imprese che vogliano usufruire di quest’agevolazione, non potranno fare domanda diretta, ma dovranno rivolgersi direttamente a una banca o un confidi accreditato, il cui elenco è presente sul sito stesso www.fondidigaranzia.it , il quale provvederà a veicolare la pratica legata al prestito stesso e al suo rilascio. Gli enti che potranno accedere alla sezione speciale per l’ottenimento di questo diritto, saranno quei soggetti editoriali appartenenti alla categoria delle piccole e medie imprese operanti nelle seguenti attività, in base alla Classificazione internazionale ATECO del 2007:

  • Edizione di libri (J.58.11);
  • Edizione di quotidiani (J.58.13);
  • Edizione di riviste e periodici (J.58.14);
  • Trasmissioni radiofoniche (J.60.10);
  • Attività di programmazione e trasmissioni televisive (J.60.20);
  • Attività delle agenzie di stampa es. Ansa (J.63.91).

Il Fondo sopperisce alla ricerca di garanzie reali e personali a tutela del finanziatore contro l’insolvenza del soggetto richiedente; la dotazione speciale del fondo per l’editoria, pari a 7.418.394€ per quest’anno è compartecipata al 50% con quella ordinaria, raddoppiandone la disponibilità (quasi 15 milioni di euro circa).

In termini pratici, la micro, piccola o media impresa operante nell’editoria che appartiene alle categorie definite dai codici ATECO 2007, può rivolgersi a un istituto accreditato con il Fondo di Garanzia o a un Confidi, chiedendo il rilascio di un prestito secondo termini agevolati, senza il bisogno di fornire ulteriori garanzie sulla quota del finanziamento garantita dal beneficio connesso.  L’impresa dovrà essere ammessa nel Registro delle Imprese detenuto nelle Camere di Commercio competente e potranno beneficiare di quest’agevolazione anche i professionisti, i giornalisti iscritti all’ordine oppure aderenti le associazioni registrate nell’elenco del Ministero dello Sviluppo Economico.

Parlando invece di strumenti veri e propri connessi al finanziamento, possiamo presentare la soluzione Nuove Imprese a Tasso Zero, un’iniziativa che favorisce la nascita e lo sviluppo di nuove imprese appunto sul territorio italiano, incitano i giovani ragazzi e le donne a creare queste attività ex novo. Un ragazzo di età inferiore a 36 anni e le donne di tutte le età, potranno accedere ad finanziamento a tasso zero a copertura delle spese di un progetto editoriale presentato fino al 75% del totale ammissibile, mentre il restante 25% deve essere coperto da risorse proprie o mediante altro prestito (il quale può beneficiare del Fondo di Garanzia).

Il piano d’estinzione del debito, senza alcun aggravio di tasse, può durare fino a 8 anni mediante il pagamento di due rate semestrali posticipate all’anno e dopo aver realizzato completamente il piano d’investimenti presentato, necessariamente in 24 mesi. Maggiori informazioni per quanto concerne i criteri di accesso delle imprese operanti nell’editoria e i requisiti necessari del progetto d’investimento presentato per ottenere il beneficio del finanziamento a tasso zero, si consiglia di navigare sul sito di Invitalia, all’indirizzo www.invitalia.it, l’ente preposto al rilascio e alla gestione di questi incentivi.

 

Finanziamenti a Fondo Perduto

Abbiamo parlato dei finanziamenti agevolati, ma esiste una soluzione ancor più specifica e interessante, a favore delle imprese operanti nell’editoria: i finanziamenti a fondo perduto. Differentemente dai primi che sono rilasciati a condizioni particolarmente interessanti e agevolate, i finanziamenti a fondo perduto sono somme difficili da ottenere, ma che una volta ottenute, non devono essere restituite. Ovviamente i requisiti per l’accesso a questo strumento sono connessi a specifici eventi e azioni vincolanti il rilascio del beneficio stesso, ma il gioco può valere spesso la candela.

Per usufruire di contributi a fondo perduto e ottenere i finanziamenti necessari al nostro progetto editoriale, sia esso innovativo o meno, possiamo volgere lo sguardo ai vari bandi emananti a livello regionale, visionando i siti web delle regioni nelle quali risediamo, alla ricerca dell’opportunità della vita, o quanto meno, del nostro presente.

Un esempio di bando specifico lo possiamo citare nella possibilità offerta dalla regione Lazio nel 2018: con lo scopo di promuovere il pluralismo, l’indipendenza, la libertà di pensiero e la completezza dell’informazione usufruibile sul territorio, la Regione stanziò con apposita delibera dei contributi a fondo perduto a favore dell’editoria e delle imprese quindi operanti sui media conosciuti, siano essi stampa, Tv, radio o Internet.  Presentando un progetto d’interventi annoverati tra quelli descritti nel bando stesso, potevamo vederci riconosciuti soldi senza vincolo di rimborso della quota capitale, né pagamento d’interessi, sempre che si tratti di correttezza e legalità. Gli interventi ammessi riguardavano:

  • Innovazione tecnologica e organizzativa;
  • Valorizzazione dell’attività informativa;
  • Incentivazione dell’occupazione e della formazione;
  • Rivolto alle comunità locali e all’inclusione sociale in un’ottica integrativa.

Sempre sul portale di Invitalia, l’agenzia per lo Sviluppo del territorio italiano, possiamo trovare una soluzione a favore dell’editoria con un finanziamento a fondo perduto, denominato Resto al Sud. Lo strumento, dedicato ai residenti nelle regioni del meridione (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia) e ora appannaggio degli under 46 anni e dei liberi professionisti, prevede un finanziamento a copertura del 100% delle spese ammissibili per un progetto d’investimento per la creazione di una nuove impresa secondo precise quote:

  • 35% erogato a fondo perduto;
  • 65% con finanziamento bancario garantito dal Fondo di Garanzia per le PMI (senza obbligo di fornire ulteriori garanzie né reali né personali per il rilascio del prestito) a tasso zero, con gli interessi corrisposti da un contributo in conto interessi.

Il finanziamento, così come descritto sul portale web di Invitalia, può essere richiesto da tutte le imprese le cui attività sono comprese tra la produzione di beni nei settori industriale, artigianato, trasformazione prodotti agricoli, pesca e acquacoltura, fornitura di servizi alle imprese e alle persone e turismo, escludendo quelle meramente agricole e commerciali. Le nuove imprese le cui attività sono comprese nella categoria J della classificazione Ateco 2007, denominata Servizi di Informazione e Comunicazione(editoria in genere), quindi, rientrerebbero tra quelle cui il beneficio potrebbe essere concesso.

Se avete una nuova idea editoriale e volete creare un’impresa in una delle regioni indicate, potete avvalervi di questo beneficio, ammettendo le spese per la ristrutturazione o manutenzione straordinaria di beni immobili, l’acquisto d’impianti, macchinari, attrezzature, software, hardware e le principali voci di spesa per l’avvio di un’impresa.  Possiamo anche chiedere il beneficio prima di costituire la società, sempre che questo evento avvenga entro 60 giorni dal momento dell’esito positivo, pena la perdita del contributo e del finanziamento.

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