Finanziamenti per Disoccupati 2019: Opportunità a Fondo Perduto e Bandi Europei, tutti i Requisiti

In Italia i disoccupati, coloro che cercano attivamente un’occupazione fissa, ma non sono assunti con qualsiasi tipologia di contratto, toccano quasi il 10,5% nei primi mesi del 2019, attestandosi su un numero vicino ai 3 milioni d’unità. Un numero molto cospicuo che di certo non ha lasciato interdetti i vari istituti finanziari che hanno visto un’opportunità in quest’ampia e trasversale platea di utenza.

Pur essendo disoccupati, abbiamo sottolineato come siano persone attive, non passive, alla ricerca di un’occupazione, di un impiego o comunque di risorse come capitali e finanziamenti per qualsivoglia progetto, sia di vita quotidiana, sia imprenditoriale.  E’ lapalissiano, or dunque, immaginare che nel 2019 ci siano dei disoccupati maschi, femmine, giovani e meno giovani alla ricerca di prestiti (pensiamo alle casalinghe, ai lavoratori in nero, a quelli atipici etc.).

Questi disoccupati non hanno un documento di reddito contestuale che è fondamentale per l’accesso al credito e ai finanziamenti, ma spesso sono vogliosi di intraprendere un’attività autonoma o perseguire un proprio progetto di vita quotidiana.

Le dinamiche dell’attuale mondo del lavoro presente in Italia sono molto mutate rispetto al passato; il posto fisso è oramai un miraggio ed anche i cosiddetti contratti a tempo indeterminato, in realtà, non sono proprio delle certezze, poiché non godono delle medesime tutele prescritte nel passato. Il sistema creditizio italiano ha infrastrutture basate e costruite su questa cultura del posto fisso oramai anacronistica (pensiamo ai mutui bancari e agli acquisti immobiliari), ma piano piano si sta modificando e ammodernando per allinearsi al passo dei tempi.

Nel presente, infatti, non è possibile escludere dalle offerte dei finanziamenti nessuna categoria, nemmeno quella più fragile, coloro che non hanno un’occupazione e rappresentano milioni d’italiani. Le finanziarie non sono state di certi inerti di fronte a questa esigenza ed hanno approntato diversi prodotti finanziari e prestiti usufruibili anche dai disoccupati nel 2019.

Non dobbiamo, inoltre, dimenticare i numerosi bandi europei a sostegno della categoria finalizzati alla piena occupazione e le misure inerenti contributi a fondo perduto, quei particolari finanziamenti che non devono essere restituiti, ma sono vincolati ad azioni e investimenti da sostenere.

Nei prossimi capitoli ci focalizzeremo sulla ricerca di queste opportunità usufruibili da chi non ha una piena occupazione certificata e descriveremo le caratteristiche e i requisiti d’accesso ai vari strumenti disponibili sul mercato del credito.

 

Banche e Finanziarie erogano Finanziamenti a favore dei Disoccupati?

Navigando tra i vari siti web delle banche e delle finanziarie presenti nel panorama competitivo attuale italiano, non possiamo non accorgerci che, tra i requisiti fondamentali per l’accesso a qualsiasi prodotto, sia esso un prestito o un finanziamento, è richiesto specificatamente un documento di reddito.

Si parla di documento attestante un reddito per descrivere in modo più ampio la categoria nella quale sono presenti diversi incartamenti che possono rappresentare un flusso reddituale certificato, appannaggio dei diversi soggetti. Sinteticamente, parliamo di:

  • Busta paga, nel caso di lavoratori dipendenti, pubblici o privati;
  • Cedolino pensionistico (ObisM), nell’ipotesi di un richiedente pensionato;
  • Modello Unico per i cosiddetti liberi professionisti.

Tra le persone che non possono presentare, invece,  un documento assimilabile a quelli elencati, troviamo anche i disoccupati; per questi ultimi sarà necessario presentare delle garanzie cosiddette alternative al fine di ottenere prestiti e finanziamenti mediante il classico canale descritto. Queste garanzie dovranno coprire interamente il rischio connesso ed essere sufficienti nel convincere gli istituti finanziari sulla solvibilità della nostra persona, in considerazione della capacità di rifondere a rate il prestito stesso.

Fra le garanzie considerate alternative, troviamo le ipoteche su un immobile di proprietà, anche se questo tipo di garanzia non è certo appetibile per un istituto di credito, soprattutto nel caso di prestiti molto modesti; questo poiché il valore dell’immobile, di solito molto alto, comporterebbe, in caso di insolvenza, una procedura di recupero del credito veramente difficile e costosa anche nel caso di ipoteca parziale. In Italia le procedure civili non hanno certo tempi medi molto brevi ed anche una volta esperite le pratiche burocratiche, è sempre difficile eseguire le sentenze e monetizzare i cespiti.

Se potessimo presentare delle entrate regolari differenti dallo stipendio e dal salario, ma comunque consolidate, avremmo qualche possibilità in più; questa garanzia alternativa, infatti, rappresenta un esempio classico di rendite diverse e sicure come può essere un fitto percepito a fronte di un immobile di nostra proprietà locato, in altre parole una rendita finanziaria a seguito di un investimento. Questi due sono solo alcuni esempi delle possibilità, fermo restando un punto dirimente tutta la questione: la richiesta di finanziamento legata alle garanzie alternative, non può essere irreale, ma deve trovare riscontro con le entrate dichiarate per essere accettata.

Dulcis in fundo, la garanzia personale, ovvero la presentazione di una persona a noi vicina, di affidamento sicuro ed in grado di produrre un documento di reddito certificato, resta la scelta migliore per un disoccupato che voglia ottenere un prestito personale.

 

Come ricevere un Finanziamento per Disoccupati nel 2019

Come abbiamo anticipato nel capitolo precedente, la garanzia personale sembra essere la strada maestra per un disoccupato che voglia ricevere un finanziamento. Analizziamo quindi questa figura, il garante, e le implicazioni sottostanti, nonché i requisiti necessari spostando l’attenzione dal finanziato al soggetto terzo.

La persona che s’impegna in solido a pagare le rate in nostra vece, in caso di mancato pagamento alle scadenze previste, è il garante. Il soggetto preposto a questo ruolo non può essere pescato dal mucchio, ma deve avere dei requisiti basilari per essere accettato dalla finanziaria come tale:

  • Età anagrafica minore di 70-75 anni compiuti alla scadenza del rimborso;
  • Livello di reddito medio e certificabile tramite documentazione;
  • Affidabilità creditizia buona. Non può essere iscritto nel CRIF come cattivo pagatore o nel registro dei protestati.

Il garante deve essere una persona solida e affidabile, con uno scatto positivo nel caso di titolarità di proprietà immobiliari sulle quali rivalersi nel caso. Non è significativo, al fine della riuscita o meno dell’istruttoria, il rapporto di parentela tra il finanziato e il garante; di solito, però, vista la fiducia alla base del vincolo contrattuale, si tratta di parenti molto stretti, i quali fungono da garanti proprio per permettere ai propri familiari di ritagliarsi uno spazio al sole.

I disoccupati che vogliano ottenere un prestito, possono anche vagliare ulteriori vie, molto più creative e moderne: pensiamo, ad esempio al prestito tra privati e al prestito cambializzato, soluzioni idonee allo scopo, pur necessitando sempre di alcune garanzie reali. Potremo rivolgerci a privati, siano essi conoscenti o meno, cercando di procurarsi il denaro necessario e negoziando condizioni di favore sui tassi d’interesse (possono anche essere nulli in caso di parenti molto stretti) e sulla durata del rimborso (a volte senza un termine specifico); altrimenti sarà difficile reperire un soggetto terzo che possa prestarci del denaro senza garanzie fondamentali e dovremo anche valutare attentamente lo stesso finanziatore per non incorrere nel pericolo dell’usura. Con il prestito tra privati non potremo quasi certamente ottenere grandi cifre e sarà sempre difficile considerare quest’opzione viste le possibili conseguenze personali a rischio.

Il Prestito cambializzato è una misura molto presente nel panorama d’internet, molto di più che nelle offerte reali erogate da parte delle finanziarie più blasonate che non lo prevedono ufficialmente tra i loro prodotti. Di solito, vista la sua specificità, è uno strumento utilizzato da realtà operanti a livello locale e marginalmente per agevolare alcuni ristretti target che non possono ottenere prestiti in altri modi.

Il prestito cambializzato, infatti, è considerato come una extrema ratio, un tentativo ultimo d’accesso al credito e prevede tassi non proprio convenienti, spese e costi alti, nonché un rischio elevato connesso al titolo di pagamento da sottoscrivere, la cambiale: questo strumento, infatti, presuppone la sottoscrizione di titoli esecutivi che permettono al creditore di rivalersi subitaneamente sui beni pignorabili intestati al finanziato, senza dover intentare cause civili o altre azioni. Inoltre, in caso d’insolvenza, ci ritroveremo il titolo soggetto a protesto notarile e saremo iscritti nel registro dei protesti cambiali, diminuendo drasticamente l’affidabilità creditizia del nostro nome per il futuro con difficoltà nella cancellazione.

Un’ultima possibilità, appannaggio dei disoccupati, la avremo con il cosiddetto prestito su pegno, un antico metodo di finanziamento tuttora presente nel panorama concorrenziale: se avremo il possesso di un oggetto di valore, basterà portarlo a custodia della società erogante e potremo ottenere un discreto gruzzolo da investire o spendere come più ci aggrada. Ovviamente sarà nostra responsabilità restituire a rate l’importo, pena la perdita dell’oggetto impegnato. Questa tipologia di prestito, seppur molto comoda, ha molti lati negativi:

  • Spesso serve una perizia certificata del valore del bene posto a pegno ,quindi costo iniziale;
  • Non si possono ottenere cifre elevate, molto inferiori al valore del bene impegnato;
  • Tempo molto ridotto per la restituzione, al massimo un anno;
  • Interessi alti.

 

Fondi Europei e Finanziamenti a Fondo Perduto per Disoccupati gestiti da Invitalia

Se siamo dei disoccupati e ci siamo messi in testa d’intraprendere una carriera imprenditoriale o una nuova attività e abbiamo bisogno di un capitale iniziale, possiamo cercare un finanziamento tra i prodotti finanziari disponibili descritti in precedenza.  Se non dovessimo avere successo in questa ricerca, non dovremo disperare perché esistono numerosi contributi agevolati e a fondo perduto erogati spesso e volentieri da organismi Europei e legati a fondi comunitari, cui sarà possibile accedere in caso di possesso dei requisiti richiesti.

Invitalia è l’organismo dipendente, di proprietà del Ministero dell’Economia che ha il ruolo di gestore di questi finanziamenti, svolgendo numerose attività di promozione e valorizzazione del tessuto socio-economico italiano.  Invitalia è l’Agenzia Nazionale per l’Attrazione degli Investimenti e lo Sviluppo d’impresa ed ha numerose funzioni in tal senso:

  • Creazione di nuove aziende;
  • Rafforzamento delle imprese esistenti;
  • Sostegno ai grandi investimenti;
  • Sviluppo dei territori;
  • Rilancio per le aree di crisi industriale complessa;
  • Attrazione investimenti esteri;
  • Affiancamento alle Pubbliche Amministrazioni per la gestione dei Fondi Europei e Nazionali.

Per quello che concerne il primo punto, ciò che interessa più da vicino gli eventuali disoccupati che vogliano sfruttare questa possibilità, Invitalia si rivolge come agenzia a chi vuole avviare una nuova attività imprenditoriale sul territorio Italiano, incoraggiando la creazione d’imprese, siano esse start up innovative, spin off da ricerca e idee brillanti con potenzialità economiche, da parte di persone appunto prive d’occupazione. I risultati di questo strumento sono visualizzabili sul sito stesso dell’Agenzia, aggiornati al 1 Febbraio 2019: le imprese finanziate sono state 121.023 fino a oggi con 9 miliardi circa di agevolazioni concesse e 252.608 posti di lavoro creati grazie alle misure presenti in questa macro categoria.

Possiamo facilmente comprendere l’efficacia di queste opportunità veramente appetibili e affascinanti, cercando di focalizzare l’attenzione nei prossimi capitoli sugli strumenti disponibili e i requisiti necessari per l’accesso ai bandi da parte dei disoccupati nel 2019.

 

Nuove Imprese a Tasso Zero: Finanziamenti Agevolati per Donne e Giovani Disoccupati

Il primo tra gli strumenti gestiti da Invitalia degni d’interesse per i disoccupati nel 2019, si chiama Nuove Imprese a Tasso Zero ed è mutuato dalla vecchia misura sull’Autoimprenditorialità. Questa misura si pone come obiettivo primario il sostegno e la creazione di micro e piccole nuove imprese in tutta Italia, prevalentemente composte di donne o giovani che non abbiano compiuto 36 anni, agevolando questo processo.

Come si può facilmente intuire dal nome, la misura prevede un finanziamento a tasso zero a copertura massima del 75% di un progetto d’investimento iniziale e di spese considerate ammissibili fino a 1,5 milioni di euro per finanziare:

  • Produzione di beni industriali, artigianali e la trasformazione dei prodotti agricoli;
  • Fornitura di servizi alle imprese e alle persone;
  • Commercio di beni e servizi;
  • Turismo;
  • Progetti particolari e riconducibili all’imprenditoria giovanile nella filiera turistico-culturale e inerenti l’innovazione sociale.

Sarà obbligatoriamente necessario sottoscrivere un finanziamento  bancario o erogato da altro istituto a copertura del restante 25%.

Le imprese che ottengono il beneficio, possono avvalersi del cosiddetto rimborso agevolato; non si pagherà nulla per 24 mesi nei quali si dovrà necessariamente condurre in porto tutto il piano d’investimenti e di spesa; successivamente potremo rifondere solo le quote capitale (le quote interessi sono soggette ad agevolazione, perciò si definisce tasso zero) sottoscrivendo un piano di ammortamento a rate semestrali posticipate della durata massima di 8 annualità.

Discorso tecnico, ma che merita un po’ di spazio, riguarda le spese ammissibili nel progetto d’impresa e la percentuale d’incidenza massima per la quale si possa ottenere lo strumento descritto. Una tabella aiuterà il lettore nel comprendere questi concetti:

 

Spese Ammissibili in percentuale

 

Attività

Compravendita

Terreno

 

Opere Murarie

Impianti

Macchinari

Attrezzature

Brevetti Licenze

Marchi

Produzione

Di

Beni

 

10%

Costruzione

Acquisto

Ristrutturazione

40%

 

Nessun limite

 

20%

 

Trasformazione

Prodotti

Agricoli

 

10%

Costruzione

Acquisto

Ristrutturazione

40%

 

Nessun limite

 

20%

 

Servizi alle

imprese

 Acquisto

Ristrutturazione

40%

 

Nessun limite

 

20%

 

Servizi alle

persone

 Acquisto

Ristrutturazione

40%

 

Nessun limite

 

20%

Commercio

di beni e servizi

 Acquisto

Ristrutturazione

40%

 

Nessun limite

 

20%

Turismo

Filiera Turistico

Culturale

 Acquisto

Ristrutturazione

70%

 

Nessun limite

 

20%

Spese Ammissibili in percentuale

 

AttivitàServizi ICTFormazioneConsulenzeProgrammi Informatici
Produzione

Di

Beni

 

20%

 

5%

 

5%

 

100%

Trasformazione

Prodotti

Agricoli

 

20%

 

5%

 

5%

 

 

100%

Servizi alle

Imprese

 

20%

 

5%

 

5%

 

100%

Servizi alle

Persone

20%5%5%100%
Commercio

di beni e servizi

20%5%5%100%
Turismo

Filiera Turistico

Culturale

 

20%

 

5%

 

5%

 

100%

Questa misura è rivolta a tutte quelle imprese la cui composizione prevalente (in termini numerici o in percentuale sulle quote nel caso di società di capitali) è di donne e di giovani under 36, costituite da non più di 12 mesi oppure costituendi; in quest’ultimo particolare caso, il team che presenta il progetto d’investimento deve necessariamente comprovare l’iscrizione della società in Camera di Commercio entro 45 giorni dall’accesso positivo al beneficio.

Chiunque voglia presentare la domanda d’accesso, potrà farlo esclusivamente on line, iscrivendosi al portale web di Invitalia e compilando il form on line e fornendo i documenti richiesti, il Piano d’impresa in primis (il cosiddetto Business Plan). La richiesta sarà poi sottoscritta per mezzo della firma digitale, necessaria così come una casella di Poste Elettronica Certificata (PEC). Le domande pervenute saranno protocollate ed elaborate in ordine cronologico e riceveremo una risposta, positiva o negativa, mediamente entro due mesi. Per questa misura sono stati stanziati ben 150 milioni complessivi e sarà erogata fino all’esaurimento dei fondi disponibili; fino ad oggi sono state finanziate 446 iniziative e stanziati 97 milioni per le agevolazioni, grazie ai quali sono nati 2255 nuovi posti di lavoro, quindi è necessario sbrigarsi perché restano 53 milioni disponibili.

 

Smart&Start Italia: Finanziamenti per le Startup Innovative create da Disoccupati

Vagliando le altre opportunità previste sul sito web di Invitalia, troviamo un possibile finanziamento a favore dei disoccupati nella soluzione chiamata Smart&Start Italia. Questa misura ha come obiettivo cardine il sostegno, lo sviluppo e la creazione delle cosiddette start up innovative a chiara vocazione tecnologica o sociale.

E’ il principale incentivo del governo rivolto alle start up presenti sul territorio italiano ed è stato rifinanziato dal MISE con 95 milioni di euro, cercando di favorire la crescita e la nascita di questi nuovi format d’impresa considerati strategici per il futuro sviluppo economico del paese nell’era della cosiddetta Industria 4.0 o X.0. I potenziali richiedenti appartengono a quelle società che:

  • Hanno un forte contenuto tecnologico;
  • Operano nella cosiddetta Digital Economy (Economia Digitale);
  • Valorizzano risultati della ricerca sia pubblica sia privata, attività da sempre sottovalutata nel nostro paese.

Mentre le società che operano nel settore della produzione agricola, nell’import-export e specificatamente nel settore carboniero non sono soggetti ammissibili.

In parole più tecniche, potranno richiedere l’incentivo, quei soggetti compresi in questo elenco:

  • Piccole Start up innovative. Per essere considerate innovative, queste devono presentare determinati requisiti:
    • Società di capitali costituite da non più di 60 mesi (anche perché la normativa sul format particolare, legato all’iscrizione nell’omonimo registro delle imprese, le esclude automaticamente dopo 5 anni);
    • Offerta di prodotti e servizi ad alto contenuto tecnologico, rappresentato nell’atto costitutivo all’interno dell’oggetto sociale;
    • Valore di produzione, fatturato annuo non superiore ai 5 milioni di euro.
  • Gruppo di persone che hanno un progetto, un’idea e vogliono costituire una start up a chiara vocazione tecnologica e innovativa, pur se residenti all’estero o di cittadinanza straniera.

In cosa consiste l’incentivo? I progetti delle imprese che saranno ammessi al beneficio, potranno contare su un ventaglio di agevolazioni secondo la natura specifica della propria business unit. Smart&Start Italia offre:

  • Mutuo a tasso zero fino al 70% dell’importo totale del progetto di spesa, estendibile fino all’80% in caso di start up costituita esclusivamente a donne o da giovani under 36, ovvero se nel proprio organigramma è presente un dottore di ricerca italiano che lavora all’estero ed è così incentivato a tornare in patria (una misura di contrasto alla cosiddetta fuga dei cervelli);
  • Contributo a fondo perduto pari al 20% del mutuo se la start up ha sede legale nelle regioni più bisognose di incentivi, quelle del Mezzogiorno (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia).

I progetti di spese ammissibili devono essere compresi necessariamente tra i 100.000€ e 1,5 milioni di euro, con l’obbligo di realizzazione di tutti gli investimenti inclusi nel progetto entro 24 mesi dalla stipula del contratto di finanziamento, pena il decadimento del beneficio.  Le voci agevolabili nel capitolato progettuale sono elencate analiticamente sul sito di riferimento della misura stessa, divise in macro sezioni; le spese, inerenti all’acquisto d’impianti, macchinari e attrezzature nuove, componenti hardware e programmi software, brevetti, marchi, licenze, certificazioni, know-how, investimenti in marketing e web marketing, nonché consulenze specialistiche e costi per collaudo di soluzioni sperimentali e architetture informatiche innovative, solo per citarne alcuni con un unico solido vincolo, essere sostenute solo dopo la presentazione della domanda d’accesso.

L’altra sezione, invece, riporta costi di gestione agevolabili. Appartengono a questa gli interessi corrisposti a fronte di finanziamenti attivi, le quote di ammortamento degli impianti, dei macchinari e delle attrezzature tecnologiche, i canoni di leasing, le spese di locazione per impianti, macchinari et similia, i costi sostenuti per pagare collaboratori e dipendenti, quelli per le licenze e i diritti di sfruttamento della proprietà industriale, di software e tutti i costi avuti per partecipare ad attività di coworking e scale-up all’interno d’incubatori certificati e acceleratori d’impresa. Anche in questo caso vanno sostenuti nei 24 mesi successivi alla stipula del contratto di finanziamento e non è possibile far rientrare nel beneficio, eventuali spese corrisposte prima di questa data.

Se siamo un disoccupato e vogliamo provare a realizzare la nostra idea d’impresa innovativa accedendo a questo beneficio, opportunità più unica che rara, dovremo registrarci necessariamente al sito di riferimento, url www.smartstart.invitalia.it, redigere il nostro Business Plan e compilare il form di domanda, nel quale sarà necessario inserire un indirizzo di posta elettronico certificato (PEC) attraverso il quale comunicare con l’istituzione.  Una volta svolti questi primi passi, basterà siglare con firma digitale il file personale e caricarlo sulla piattaforma. I tempi medi di risposta variano, ma in media troveremo la notifica dell’accesso o meno allo strumento entro 60 giorni dalla protocollazione dell’istanza iniziale.

Non esistono scadenze, Invitalia valuta ogni domanda secondo un criterio cronologico fino ad esaurimento delle risorse disponibili impiegate.

Le start up costituite da meno di un anno potranno  contare, oltre al beneficio economico, su di un servizio di assistenza tecnico-gestionale nella fase cosiddetta early stage, d’avvio per quanto concerne il marketing, l’organizzazione interna, la pianificazione finanziaria, etc.

Dato che la misura è rivolta principalmente ai giovani, compresi i disoccupati, i quali magari non hanno le competenze e le risorse per compilare correttamente la domanda e formulare i documenti necessari, business plan su tutti, Invitalia offre un servizio di tutoraggio accessibile al numero verde 848 886 886; saremo in linea via skype con esperti che ci guideranno grazie attraverso colloqui individuali.

Al 1 Febbraio 2019, Smart&Start ha permesso a 914 start up innovative di ottenere dei finanziamenti agevolati impiegando ben 292 milioni di euro e creando 4.872 nuovi posti di lavoro.

 

Resto al Sud: Finanziamenti per Disoccupati nelle Regioni del Mezzogiorno

Sempre appannaggio delle start up costituite e iscritte nelle camere di commercio del sud Italia, è disponibile un beneficio veramente molto interessante: Resto al Sud.

L’obiettivo è incentivare e sviluppare il tessuto socio-economico promuovendo la nascita di nuove realtà imprenditoriali nelle regioni della Sicilia, Calabria, Basilicata, Puglia, Campania, Molise, Abruzzo e Sardegna. Non è importante che il beneficiario del contributo risieda in una di queste regioni al momento della presentazione dell’istanza d’accesso, ma sarà necessario trasferirsi in caso di ammissione per non perdere il diritto. Tra i requisiti che devono soddisfare i richiedenti, troviamo:

  • Età anagrafica compresa tra 18 e 46 anni (estesa dai 36 previsti in precedenza grazie alla legge di Bilancio che ha ampliato la platea dei possibili beneficiari anche ai liberi professionisti);
  • Non essere titolari di altra attività d’impresa in esercizio (o di partita IVA nei 12 mesi antecedente nel caso dei liberi professionisti);
  • Non avere un rapporto di lavoro a tempo indeterminato durante tutta la durata del finanziamento.

Da quest’ultimo aspetto, ricaviamo logicamente, l’assunto per il quale la misura Resto al Sud è rivolta anche e soprattutto a chi è disoccupato e vige in stato di disoccupazione nel 2019. Le società, anche in forma cooperativa e le ditte individuali costituite successivamente al 21 giugno 2017, hanno il diritto di presentare la propria richiesta, compresi i team di persone che obbligatoriamente dovranno costituire la società entro 60 giorni (120 giorni se si risiede all’estero) dal positivo riscontro della valutazione su forma e merito.

Resto al Sud, come abbiamo già accennato, è l’incentivo che promuove la nascita di nuove imprese nel Mezzogiorno, ma in un modo totale, poiché l’agevolazione connessa al finanziamento coprirà il 100% delle spese ammesse in questo modo:

  • Contributo a fondo perduto uguale al 35% dell’investimento globale;
  • Finanziamento bancario del 65%, garantito dal Fondo di Garanzia delle PMI (Piccole e Medie Imprese) e con gli interessi interamente coperti da un contributo ,quindi sostanzialmente diviene un finanziamento a tasso zero.

Le spese inseribili nel progetto d’investimento da presentare al cospetto di Invitalia, competente nell’erogare anche questo beneficio, sono quelle riferibili a ristrutturazioni o manutenzione straordinaria di beni immobili, acquisto d’impianti, macchinari attrezzature e software, oltre le principali voci di spesa connesse all’avvio di un’attività (pensiamo, ad esempio, alla costituzione).

Le attività d’impresa i cui titolari possono accedere a Resto al Sud, sono quelle che hanno nel proprio piano d’investimenti e nel core business, una di queste iniziative imprenditoriali:

  • Produrre beni industriali, artigianali o trasformare prodotti agricoli, svolgere attività di pesca e acquacoltura;
  • Fornire servizi alle imprese e alle persone;
  • Svolgere un servizio turistico.

Sono esclusi dai possibili beneficiari, tutti quei soggetti legati a imprese meramente agricole o commerciali.

Sul sito di Invitalia, nella sezione nominata dallo strumento, sono presenti gli elenchi degli enti quali associazioni o società del terzo settore, ovvero le pubbliche amministrazioni e le università, che svolgono consulenza e assistenza nella redazione del progetto da presentare ed è possibile consultarli, insieme ai recapiti fisici e telefonici a disposizione per il contatto diretto.

Al 13 Febbraio, sono state inviate circa 6.122 domande di cui quasi un terzo approvato (2.344) mentre ce ne sono già 9.379 in fase di compilazione.

Anche questo beneficio è uno strumento a sportello; chi prima arriva meglio alloggia, quindi il consiglio è di sbrigarsi se vogliamo presentare un nostro progetto di spesa e vedere attivato Resto al Sud con tutti i suoi benefit; come dotazione complessiva ci sono 1.250 milioni di euro e sembrano tanti, ma in realtà basta poco nel restare a secco.

 

SELFIEmployment, Finanziamento Agevolato per Giovani NEET nel 2019

L’ultima misura sulla quale ci soffermeremo, è nata nell’ambito del Programma Garanzia Giovani, sotto la supervisione del Ministero del Lavoro e offre l’opportunità di sviluppare la nostra idea di business e l’attitudine ad avviare piccole iniziative imprenditoriali da parte dei Giovani NEET.  Gestita da Invitalia, la misura permette ai giovani che hanno tra i 18 e i 29 anni, appartengono alla categoria N.E.E.T. (Acronimo di Not in Education, Employment or Training) ossia non siano impegnati in corsi, negli studi e non abbiano un lavoro, quindi siano disoccupati a tutti gli effetti e siano iscritti al Programma Garanzia Giovani, di accedere ad un finanziamento agevolato per intraprendere un’attività e mettersi in gioco sul mercato dell’imprenditoria giovanile.

I giovani disoccupati possono avviare iniziative per l’autoimpiego e l’autoimprenditorialità al fine di ritagliarsi uno spazio nel mondo degli affari e cercare di ottenere un’indipendenza economica basilare alla vita moderna. Potranno accedere a Selfiemployment se apparterranno a imprese individuali, società di persone o cooperative composte al massimo da 9 soggetti e costituite da non più di 12 mesi alla data di presentazione della domanda d’accesso al beneficio, oppure non ancora costituite, ma vengano iscritte nei registri delle Camere di Commercio entro 60 giorni dall’eventuale risposta positiva.

I giovani potranno altresì accedere a Selfiemployment in forma d’associazioni professionali o società tra professionisti (pensiamo, ad esempio, agli studi associati degli avvocati) che non abbiano una vita maggiore di 12 mesi e siano inattive.

Il Fondo finanzierà piani d’investimento così suddivisi:

  • Microcredito. Da 5.000€ a 25.000€;
  • Microcredito Esteso. Da 25.001€ a 35.000€;
  • Piccoli Prestiti. Da 35.001€ a 50.000€.

Per tutti questi pariamo di finanziamenti agevolati senza garanzie, senza interessi e rimborsabili comodamente in 7 anni con la prima rata dopo 6 mesi dalla concessione del prestito. Il disoccupato deve necessariamente realizzare il programma d’investimenti soggetto a beneficio entro 18 mesi, pena l’esclusione dalla misura e da tutti i suoi privilegi.

Il finanziamento può riguardare molteplici settori e avere diverse prerogative. Ai fini del beneficio Selfiemployment, sono inclusi diversi settori della produzione di beni, di servizi e del commercio, anche in forma di franchising, tra i quali citiamo:

  • Turismo e servizi ricreativi e culturali;
  • Servizi alla persona;
  • Servizi ambientali;
  • Servizi ICT (Information Technology);
  • Risparmio energetico ed energie rinnovabili;
  • Servizi alle imprese;
  • Manifattura e artigianato;
  • Commercio dettaglio e ingrosso;
  • Trasformazione e commercio di prodotti agricoli con alcune eccezioni.

Sono esclusi per legge, settori quali la pesca e l’acquacultura, la mera agricoltura e tutti quelli citati nell’articolo 1 Regolamento UE 1407/2013.

Per accedere al finanziamento è sufficiente essere iscritti al Programma Garanzia Giovani e, con l’aiuto del personale dei Centri per l’Impiego (CIP), procedere alla compilazione della domanda, allegando tutti i documenti richiesti. Sarà poi necessario firmare digitalmente la domanda di finanziamento stessa e il cosiddetto Allegato 9 scaricabile dal sito di Invitalia all’indirizzo www.invitalia.it nella sezione idonea, iscrivendosi al portale web e completando la procedura d’invio totalmente on line (con la dotazione di una PEC obbligatoria per le comunicazioni persona istituto).

Il Programma Garanzia Giovani ci offrirà anche la possibilità di partecipare a corsi di formazione e avviamento d’impresa, permettendoci da un lato, di acquisire le skills necessarie e le abilità sufficienti a questo nuovo ruolo e dall’altro aggiungendo ben 9 punti aggiuntivi sommati nella valutazione complessiva della nostra domanda.

Al 1 Febbraio 2019 sono state finanziate, grazie a Selfiemployment ben 976 iniziative e concessi 33 milioni di euro in agevolazioni, grazie ai quali si sono creati 1.844 nuovi posti di lavoro. Vista la dotazione totale di 114,6 milioni di euro, il consiglio è di muoversi a sostegno della propria idea, sviluppando un vero e proprio business.

Purtroppo al momento per le regioni Marche, Molise e Toscana, sono stati esauriti i fondi impiegati per questa misura e il consiglio, se risediamo in uno di questi territori, non è di arrendersi, ma di restare in campana nell’attesa di nuovi e possibili impieghi. In conclusione, inoltre, data la competenza regionale in molte gestioni di Fondi Europei, esortiamo il lettore disoccupato a guardare spesso il sito della propria regione, oltre a quello dell’ente preposto alla gestione dei fondi Europei, all’accesso e alla supervisione delle procedure e dei risultati, Invitalia: non si sa mai che spunti qualche bando interessante che possa cambiare la nostra vita, dalla disoccupazione alla piena maturità economica.

 

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