Finanziamenti Scuole Paritarie: cosa sono, come si richiedono, contributi e risorse

Con la legge finanziaria del 2019 il Governo ha avuto la possibilità di aumentare le risorse disponibili per gli istituti scolastici e in particolare quelli destinati alle scuole cosiddette paritarie. Un emendamento che riportava questi finanziamenti possibili sono stati presentati tra i tanti a modifica della Legge di Bilancio. Nel proseguimento dell’articolo vedremo quali erano le soluzioni previste nell’emendamento, i requisiti d’accesso e le cifre destinate, focalizzandoci poi sugli altri strumenti usufruibili in forma d’incentivo o agevolazione per tutti gli istituti scolastici, siano essi paritari o no.

 

Cosa Sono le Scuole Paritarie

Prima di addentrarci nello specifico del tema, dobbiamo porre l’accento sulla definizione della scuola cosiddetta paritaria. Che cosa significa? Partiamo dall’articolo 33 della Costituzione Italiana, che recita: “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento. La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione e istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole e istituti di educazione, senza oneri per lo Stato. La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare a esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.” In conformità a questo presupposto s’intuisce facilmente come esista una distinzione antinomica tra scuole statati e non statali. All’interno di quest’ultima macro-categoria si sono succeduti differenti istituti giuridici, quali le scuole pareggiate, pacificate, autorizzate, legalmente riconosciute etc.

Nel 2000, con la Legge 10 Marzo n° 62, le scuole non statali sono state suddivise solo in due categorie autoescludenti:

  • Scuole paritarie private e degli enti locali;
  • Scuole non paritarie.

La prima identifica gli istituti che sono effettivamente inseriti nel sistema nazionale d’istruzione, garantendo diritti e doveri degli studenti frequentanti i corsi scolastici e le stesse modalità di svolgimento degli esami di Stato; frequentando una scuola paritaria, lo studente assolverà l’obbligo d’istruzione in tutta la sua completezza. I titoli di studio rilasciati da queste scuole paritarie avranno lo stesso valore legale di quelli emessi dalle pubbliche ai sensi delle finalità educative e istruttive della Costituzione Italiana ivi richiamata.

Le scuole paritarie non possono discriminare nessuno e devono tutelare i diritti fondamentali espressi dalle prime norme redatte dai nostri Padri Costituenti nel 1948, accogliendo chiunque voglia essere istruito secondo programmi educativi conformi e idonei, compresi i portatori di handicap.

Viceversa, le scuole non paritarie devono iscriversi in appositi elenchi regionali aggiornati annualmente; questi istituti possono accettare chiunque voglia attingere ai loro programmi educativi, ma non potranno emettere e rilasciare titoli di studio equiparabili a quelli emessi dalle scuole pubbliche, né attestati intermedi o finali valevoli in tutto e per tutto alla certificazione legalmente riconosciuta. Nonostante questo, sarà possibile convertire il titolo conseguito nella scuola paritaria semplicemente svolgendo un esame d’idoneità in un istituto paritario o pubblico oppure trasferirsi in uno di questo e frequentarne i corsi. Chi seguirà la scuola non paritaria, assolverà in tutto e per tutto l’obbligo scolastico previsto dalla Carta Costituente.

Aspetto giuridico molto importante, in conclusione, verte sulla denominazione della scuola che non deve lasciare dubbi o essere soggetta a fraintendimenti nel caso sia un

istituto non paritario, altrimenti potrà avviarsi una procedura di contestazione presso l’Ufficio Scolastico Regionale competente, nel quale sono detenuti i registri; l’Ufficio preposto può anche segnalare la questione all’Autorità per la Concorrenza e il Mercato che dirimerà la questione legale dissipando tutti i dubbi.

 

Requisiti per Ottenere un Finanziamento

Le scuole, siano esse paritarie o non, devono assolvere determinati requisiti previsti dalla legge per potersi fregiare della classificazione prevista ed essere iscritti nei registri conformi alla normativa. Le prime, come abbiamo già accennato, sono istituti affidati a soggetti diversi da quelli statali, il cui scopo è di contribuire alla realizzazione delle finalità d’istruzione e educazione previste dalla Costituzione Italiana.

In tutto e per tutto, quindi, sono equiparate agli omonimi statali, potendo certificare titoli di studio legalmente riconosciuti dal mondo del lavoro e dal percorso successivo didattico (pensiamo, ad esempio, alle Università e ai Corsi post Laurea). Chi gestisce le scuole primarie paritarie, quelle destinate al primo livello d’accoglimento dei nuovi studenti, ovvero le già conosciute elementari, può stipulare convenzioni ai sensi del D.P.R. n° 23 del 8 Gennaio 2008.

I requisiti per il riconoscimento del ruolo paritario sono i seguenti:

  • Piano educativo conforme ai principi costituzionali;
  • Offerta formativa in linea con i programmi previsti dagli ordinamenti e congrui alle disposizioni vigenti;
  • Titolarità della gestione certa e bilanci trasparenti;
  • Disponibilità di locali, attrezzature, mobilio e tutto ciò che serve per la didattica del tipo di scuola, conformi naturalmente alle normative in vigore;
  • Organi collegiali presenti e funzionanti;
  • Studenti iscritti all’istituto che abbiano i titoli necessari per l’accesso a quella classe specifica e un’età non inferiore a quella prevista nel caso d’iscrizione in scuola pubblica;
  • Applicazione delle norme per il contrasto della discriminazione e l’inserimento di studenti con disabilità o in condizioni di svantaggio per i quali va prevista un’offerta formativa e un piano di lavoro ad hoc;
  • Costituzione di corsi completi, eccezion fatta per la scuola dell’infanzia che non necessita;
  • Personale docente competente e abilitato;
  • Contratti di lavoro individuali sottoscritti nel rispetto di quelli collettivi nazionali.

L’istituto che pensa di possedere tutti i requisiti necessari, deve presentare la domanda di riconoscimento agli Uffici Scolastici Regionali entro il 31 marzo dell’anno scolastico precedente a quello scolastico; ad esempio, per quest’anno il termine del 31 marzo 2019 presuppone la richiesta per l’anno didattico 2019/2020. L’Ufficio preposto verificherà il contenuto della domanda nella sua completezza e regolarità e potrà anche procedere a visite ispettive; le risultanze concluderanno la procedura entro il 30 giugno con il riconoscimento o meno della parità.

La categoria delle scuole non paritarie, pur se apparentemente sembra non possedere criteri di accesso, in realtà ne ha; gli istituti dovranno iscriversi in elenchi regionali aggiornati annualmente se avranno questi requisiti:

  • Progetto educativo e offerta formativi conformi ai principi costituzionali e all’ordinamento scolastico italiano, finalizzati agli obiettivi d’apprendimento legati all’acquisizione di titoli di studio (esclusa la scuola dell’infanzia che non necessita);
  • Locali, arredi, attrezzature disponibili devono essere idonee all’igiene e alla sicurezza, in funzione del numero di studenti;
  • Personale docente e presenza di un coordinatore delle attività educative e didattiche che devono possedere titoli professionali congrui agli insegnamenti impartiti, nonché presenza di personale tecnico e amministrativo per la gestione dell’istituto nel suo complesso;
  • Studenti che frequentino i corsi secondo età non inferiore a quella prevista dalla normativa applicata alle scuole pubbliche e in base al titolo di studio necessario.

Anche in questo caso le domande vanno presentate allo stesso ufficio entro il 31 marzo dell’anno precedente il corso di studio.

 

Perchè Esistono

Prima di addentrarci nel tema principale dell’articolo, i finanziamenti disponibili per le scuole paritarie, dobbiamo capire come mai i nostri Padri Costituenti abbiano previsto questa ipotesi; a un primo acchito sembra impossibile pensare ai soldi dei contribuenti spesi per strutture private che perseguono molto spesso obiettivi di profitto, ma in realtà non è proprio così.

Ogni anno il Ministro della Pubblica Istruzione dell’Università e della Ricerca definisce, con apposito decreto, i criteri e i parametri per l’assegnazione dei contributi alle scuole cosiddette paritarie e, in via prioritaria, agli istituti no profit e che non siano collegati a società con scopi di lucro o da controllate di queste ultime, in un meccanismo tipico delle cosiddette scatole cinesi. Oltre a questo criterio basico, i contributi sottoscritti saranno soggetti a un ordine di priorità previsto per legge: prima le risorse saranno impiegate per le scuole dell’infanzia, poi per quelle primarie e infine per quelle secondarie di primo e secondo grado. Tutti questi aspetti sono in linea con quelli definiti dalla Legge finanziaria del 2007, la n°299, all’articolo 1 comma 636.

Gli istituti che accolgono studenti on handicap certificati, beneficiano di un bonus contributivo annuale determinato a livello regionale in modo da consentire la corretta educazione e formazione di soggetti ritenuti più fragili e bisognosi.

Non abbiamo però ancora spiegato come mai queste risorse non siano destinate unicamente ed esclusivamente agli istituti pubblici, già oberati da gravi carichi di lavoro e in strutture fatiscenti. In linea con questa problematica sono state implementate le politiche di edilizia scolastica negli anni passati, alcune tutt’oggi in vigore. A titolo esemplificativo, ricordiamo:

  • Indagini Diagnostiche. 40 milioni di euro di finanziamento per indagare lo stato degli edifici. Terminato.
  • Mutui Bei(Banca Europea degli Investimenti). 905 milioni di euro per la messa in sicurezza, manutenzione, ristrutturazione e nuove costruzioni. Terminato.
  • Programmazione Nazionale. Sempre per l’edilizia scolastica, l’Italia si è dotata di un piano triennale d’intervento impiegando 3,7 miliardi di euro in oltre 6.000 interventi richiesti dalle Regioni nel 2015-2017. Con il decreto n°849 del 2018 si è provveduto a una rettifica della programmazione prorogata per altre tre annualità. Nella misura è compreso Mutui Bei.
  • Scuole sicure. 400 milioni di euro per mezzo di una delibera del Cipe, chiamata Decreto del Fare. Terminato.
  • Scuole belle. 130 milioni per la piccola manutenzione, il decoro e il ripristino funzionale degli immobili scolastici. Terminato.
  • Fondi PON (Piano Operativo Nazionale). 240 milioni di euro per l’efficientamento energetico, la sicurezza, l’accessibilità, l’attrattività e gli impianti sportivi delle scuole nelle regioni della Campania, della Calabria, della Puglia e della Sicilia. Terminato
  • Alluvione Sardegna 2013. 5 milioni di euro. Terminato.
  • Scuole antisismiche. 40 milioni di euro per l’adeguamento infrastrutturale e antisismico degli edifici scolastici. Terminato.
  • Scuole nuove. Nuove costruzioni e ristrutturazioni complete sbloccando 244 milioni di euro nel 2014 e nel 2015 con il Patto di Stabilità. Terminato
  • Scuole innovative. Terminato
  • Poli per l’infanzia. 150 milioni di euro per la costruzione di nuove scuole-poli per l’infanzia nel triennio 2018-2020. La fonte normativa di riferimento è l’articolo 3 del Decreto Legislativo n°65 del 2017.
  • Fondo comma 140. Adeguamento sismico e messa in sicurezza con 321 milioni di euro disponibili per le province e le città metropolitane e 1.058 milioni per i comuni. Terminato.
  • Verifica vulnerabilità sismica.
  • Progettazione d’interventi di messa in sicurezza di edifici scolastici. 50 milioni di euro grazie all’art. 42 del Decreto Legge del 28 settembre 2018 n° 109. Le risorse saranno impiegate per la progettazione finalizzate alla messa in sicurezza degli edifici.

Tornando al discorso precedente, sul perché siano impiegate risorse pubbliche destinate agli istituti paritari, un sottosegretario all’istruzione rispose alla questione; il Dott. Gabriele Toccafondi, affermò perentoriamente il concetto secondo il quale grazie alla presenza degli istituti paritari si risparmiassero soldi. Pensiamo ai numeri, i freddi numeri che spesso racchiudono la verità: attualmente ci sono circa 8 milioni d’iscritti alla scuola pubblica, mentre circa un milione sono quelli iscritti agli istituti non statali.

Se non ci fossero questi, gli studenti per i quali lo Stato dovrebbe sobbarcarsi il costo dell’istruzione, sarebbero 9 milioni. Un piccolo inciso si rende ora necessario alla spiegazione e per la conclusione dell’argomento: nelle scuole paritarie le famiglie pagano per garantire ai propri figli un livello d’istruzione adeguato e lo stato contribuisce solo in minima parte; l’Italia liquida circa 500 milioni all’anno per tutte queste scuole, circa 500 euro a studente, mentre spende 6.000 € di media per garantire la scolarizzazione degli iscritti alle scuole pubbliche. Un rapporto di 12 a 1 a favore degli istituti non statali in termini economici.

 

Emendamento Finanziamenti alle Scuole Paritarie nella Legge di Bilancio 2019

La Lega, partito politico di destra, presente nell’attuale Governo, presentò un emendamento alla Legge di Bilancio lo scorso 2018 nel quale era previsto un aumento esponenziale dei finanziamenti appannaggio alle scuole paritarie: si trattava di 150 milioni di euro. Questa soluzione politica, come abbiamo visto, non era poi così errata in termini assoluti, potenziando un sistema privato scolastico molto più performante di quello pubblico, sottoposto sempre più a criticità, ma ha chiaramente sollevato un polverone, da parte di chi non vede di buon occhio la deriva privata del sistema scuola, di tipico stampo statunitense.

Secondo una cospicua parte politica, questo provvedimento avrebbe decretato la morte della scuola pubblica ed altri sollevavano l’annosa questione degli investimenti sul privato e sul pubblico, tema sempre molto spinoso e spesso soggetto a interferenze e collusioni. Pochi giorni prima della pubblicazione di questo emendamento, tra i tanti presentati, ci furono anche le dichiarazioni dell’attuale Ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti (Lega Nord), il quale affermò che “la scuola pubblica doveva scaldarsi con la legna che aveva”, una vera e propria pietra tombale sulle continue richieste di soldi da parte del comparto pubblico, spesso soggetto a fatiscenze e lacune strutturali anche molto gravi.

L’emendamento non era solo una provocazione, ma si determinava all’interno di un piano politico ben chiaro: i finanziamenti erogati alle scuole paritarie si sarebbero compensati dalle economie susseguite attraverso il progetto Alternanza scuola-lavoro. Il sistema emendatorio occorso al Senato, presentò tagli molto importanti ai fondi erogati al sistema scolastico pubblico, nell’ordine dei 4 miliardi di euro e seguirono numerose polemiche ancora più intense, dato il contraltare dell’aumento verso il paritario.

Di là dalle posizioni unitarie o politiche, si trattava solo di un emendamento, tra i tantissimi che sono di solito proposti al fine di migliorare o comunque modificare una legge promossa dal governo o da una commissione parlamentare, in ogni caso per avviare una discussione di solito edificante. La storia legislativa della legge di bilancio 2019 non è certo passata sotto silenzio e sappiamo tutti che c’è stata una prima volta nella quale un governo ha apposto la fiducia su questo tipo di norma, evitando così tutti gli emendamenti e le discussioni.

Leggendo il testo definitivo della cosiddetta Finanziaria 2019, ritroviamo comunque molte novità per quanto concerne il comparto scolastico, tra le quali il coinvolgimento del Fondo Finanziamento Scuole, in aumento nel 2020 di 174,31 milioni di euro e nel 2021 di 79,61 milioni, ma nulla a riguardo una maggiore contribuzione esclusiva appannaggio degli istituti paritari.

Sicuramente il decreto attuativo emanato dal Ministro dell’Istruzione, di solito nel mese corrente di Marzo, ci dirà quali saranno le novità previste, ma di certo non si può dire che lo status quo rispetto all’anno passato sia cambiato di molto per questi enti.

 

Ripartizione dei Finanziamenti alle Scuole Paritarie

Come abbiamo già accennato, è prerogativa del Ministro dell’Istruzione l’emanazione di un Decreto attuativo annuale per ripartire le risorse disponibili tra le scuole pubbliche e quelle non statali, siano esse paritarie o meno. Un’attenta analisi ci farà comprendere meglio quali siano questi finanziamenti, gli importi connessi, i requisiti da sostenere per accedervi e i meccanismi economico-burocratici da adempiere al fine di ottenere il beneficio promesso. Uno sguardo al passato, in attesa dell’emanazione del nuovo decreto attuativo a firma del Ministro, ci farà meglio assumere la visione d’insieme.

Nel 2017/2018 la somma impiegata complessivamente ammontava a quasi 494 milioni di euro. In proporzione fu previsto di ponderare le erogazioni a livello regionale in base a questi criteri oggettivi:

  • Il 15% in base al numero delle scuole;
  • Il 35% in relazione al numero di classi e di sezioni;
  • Il 50% in base agli alunni presenti nell’istituto.

Ogni regione, attraverso l’Ufficio competente, quello Scolastico regionale, propone un piano d’erogazione dei contributi redatto dai dirigenti generali, secondo quest’ ordine previsto di priorità finanziaria:

  • Scuole dell’infanzia;
  • Scuole primarie;
  • Scuole secondarie di primo e secondo grado.

Come abbiamo già accennato, sarà criterio ulteriore di revisione per la validazione delle quote contributive, la presenza di alunni diversamente abili iscritti nell’istituto oggetto d’inchiesta.

I finanziamenti che finiranno alle scuole paritarie, seguiteranno criteri di precedenza da parte di quegli enti legalmente riconosciuti come no profit, senza finalità di lucro, ovverossia non commerciali; nell’atto costitutivo di questi istituti non sarà possibile inserire la distribuzione degli utili in modo diretto o indiretto, a meno che non sia una dinamica prevista dalla normativa di riferimento, ovvero se la distribuzione avvenga a favore di enti facenti parte dell’organizzazione stessa, sempre che siano reinvestiti a favore delle medesime finalità scolastiche. Per essere considerate delle società no profit, gli enti paritari dovranno anche prevedere nel loro statuto l’evento di scioglimento della società e la contestuale devoluzione del patrimonio ad altro ente no profit il cui oggetto sociale sia un’attività analoga; il personale docente dovrà svolgere il proprio compito gratuitamente, ovvero dietro compenso simbolico, a titolo d’indennizzo, a copertura solo in parte del servizio reso per confermare il carattere di volontariato del lavoro.

 

Contributi alle Scuole dell’Infanzia Paritarie

Le scuole dell’infanzia quelle in cui i bambini percorrono i passi iniziali, nei loro primi anni, possono usufruire di una ripartizione prevista dall’Ufficio competente regionale, tenuto conto di questi aspetti:

  • Il 20% di tutti i finanziamenti sarà diviso tra tutti gli istituti dell’infanzia presenti sul territorio regionale in quota fissa;
  • L’80% sarà ripartito tra le sezioni presenti nelle scuole attive(quelle ripartizioni di solito definite dalle lettere dell’alfabeto, intese alla suddivisione efficace ed efficiente dei bambini e della loro educazione/istruzione) presenti sul territorio regionale che svolgono il servizio senza fini commerciali.

I requisiti minimi per ottenere i primi contributi, corrispondono a criteri ancora più oggettivi e specifici: la scuola dell’infanzia dovrà presentare almeno una sezione nella quale siano iscritti e attivi 8 alunni in numero minimo, mentre per quanto concerne il secondo tipo di contribuzione, si dovrà dimostrare di possedere classi e sezioni attive con 15 bambini cadauna.

Scuole Paritarie Primarie

Volgendo lo sguardo alle scuole primarie, quelle che corrispondevano un tempo alle vecchie elementari, frequentate dai bambini tra i 5/6 e gli 11 anni, avremo altri criteri di distribuzione delle risorse impiegate dal Ministero, in base a queste variabili:

  • Numero di classi attive, considerate come tali quelle composte da almeno 10 alunni iscritti e frequentanti;
  • Numero ore di sostegno a favore degli alunni con problemi di disabilità, sia essa psichica, intellettiva o fisica;
  • Numero ore d’insegnamento integrativo necessarie al recupero degli alunni in difficoltà sull’apprendimento in modo da allineare il corso di studi equiparando la preparazione minima e sufficiente a favore di tutti i bambini.

Nel caso le risorse distribuite non siano saturate, l’Ufficio Scolastico Regionale provvederà a dividere il residuo disponibile a tutti gli istituti, privilegiando l’ultimo criterio, quello dell’insegnamento integrativo e di recupero, finanziando i progetti d’inserimento e allineamento dei bambini che restano un po’ più indietro rispetto ai compagni, a prescindere dai motivi, personali, familiari, cognitivi, etc.

 

Scuole Paritarie Secondarie di Primo e di Secondo Grado

Facendo un passo avanti enorme, nella scala educativa virtuale alla base della crescita scolastica dell’individuo, caposaldo della nostra struttura fondante, troviamo quelli che chiamiamo scuole secondarie di primo e secondo grado, un tempo denominate Scuola Media e Istituto Superiore.

Chiaramente troviamo difficoltà maggiori in questo percorso che diventa sempre più specifico e difficile; gli studenti saranno sottoposti prima a un esame statale alla fine della scuola secondaria di primo grado per poi scegliere il percorso più idoneo secondo volontà, forza, caratteristiche e intraprendenza. Pensiamo alle molteplici scelte tra gli istituti secondari di secondo grado, da quelli tecnici e professionali, più orientati al mondo del lavoro e all’inserimento precoce del ragazzo nei meccanismi socio-economici, ovvero i licei scientifici, linguistici, classici e artistici, viatico alle soluzioni educative profonde delle Lauree e ora dei moderni Dottorati e Master.

Soddisfatti primi i bisogni finanziari delle scuole dell’infanzia e di quelle primarie, le risorse saranno destinate, sempre mediante il piano regionale di distribuzione, secondo questi criteri:

  • Il 20% sarà ripartito tra tutte le scuole paritarie secondarie di primo e secondo grado attive e funzionanti, che presentino corsi di studio completi, idonei e congrui alla normativa di riferimento e alle esigenze programmatiche emesse dal Ministero dell’Istruzione, con un numero d’iscritti minimo di 8 alunni;
  • L’80% sarà ripartito, invece, tra quelle funzionanti e appartenenti alle stesse categorie descritte, che svolgano l’attività didattica secondo regole non commerciali.

Tutti gli istituti secondari di primo e secondo grado presenti in regione che possiedono il primo requisito, avranno un contributo fisso e uguale, calcolato in base al rapporto tra il totale del finanziamento destinato a questa particolare categoria scolastica e il numero di istituti presenti sul territorio regionale: una semplice divisione ci fornirà il finanziamento erogato.

Le risorse del secondo tipo, invece, saranno assegnate in base al numero degli alunni iscritti e frequentanti le classi degli istituti appartenenti alle scuole secondarie, nel rispetto del minimum di alunni presenti in ciascuna classe, certificati dalla comunicazione e iscrizione all’Anagrafe Nazionale degli Alunni.

 

Risorse per l’Inserimento degli Alunni Diversamente Abili

Discorso a parte, merita l’argomento sull’integrazione e il diritto allo studio appannaggio degli alunni cosiddetti diversamente abili, a prescindere dal grado d’inabilità e dalla difficoltà d’apprendimento concreta e diagnosticata. Prescindendo dal tipo d’istituto paritario nel quale siano inseriti questi ragazzi, il cui diritto allo studio non deve mai essere messo in discussione, è previsto un fondo annuo di contribuzione di 23,4 milioni di euro finalizzato allo scopo di agevolare tutte le attività necessarie e gli strumenti indispensabili al corretto sviluppo educativo di questi ragazzi, oltre all’inserimento sociale, presupposto fondamentale della scuola, antesignana della vita reale.

Le risorse sono messe a disposizione degli Uffici Scolastici Regionali in base ad un Decreto Direttoriale da parte di un funzionario del Ministero, secondo criteri oggettivi relativi al numero degli alunni disabili iscritti e frequentanti le scuole paritarie presenti nelle singole regioni. Una volta messe a disposizione le risorse, suddivise in base a questo primo criterio, sarà il singolo Ufficio Regionale ad occuparsi dell’erogazione del beneficio finanziario, in base a determinate variabili:

  • Il 50% della somma disponibile sarà assegnato in base al numero degli alunni disabili iscritti nella scuola paritaria secondaria di primo o secondo grado;
  • Il restante 50% dei finanziamenti sarà erogato non in termini assoluti, ma in base al valore percentuale dei disabili con riferimento al numero complessivo degli alunni frequentanti il medesimo istituto. Più alta sarà quest’incidenza, maggiori saranno le necessità di progetti e di docenti con preparazione specifica da compensare, quindi abbisogneranno di maggiori incentivi.

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