Imposta Sostitutiva Finanziamenti, Cos’è, Aliquote e Costi

Definizione

La definizione d’imposta sostitutiva sottintende una caratterizzazione molto ostica per alcuni individui. La locuzione comprende il sostantivo “Imposta” il quale si riferisce meramente a un tributo, consistente nel prelevare coattivamente un quantitativo di ricchezza dal contribuente, di solito al fine di sostenere i costi e l’erogazione di servizi da parte dello Stato.

Quest’ultimo rappresenta il vero soggetto centrale, di solito identificato con l’Erario per questa sua funzione esattoriale esecutiva e normativa.  Con l’aggettivo Sostitutiva si definisce, invece, la natura sottintesa alla tassa, la quale comprende e sostituisce appunto secondo volontà, scelta e opportunità altri tributi dovuti, surrogando in un’unica soluzione gli altri costi che avremmo dovuto sostenere applicando i regimi fiscali standard, i quali di solito materializzano un più alto esborso di denaro. In parole molto povere e chiare, grazie all’imposta sostitutiva, solitamente, avremmo un vantaggio economico dal minore versamento a favore dello Stato ed una riduzione delle incombenze amministrativo-burocratiche da affrontare.

Quando parliamo d’imposta sostitutiva sui finanziamenti, le persone pensano sia un argomento prettamente tecnico, di scarsa importanza o magari di poca rilevanza per la complicanza dei termini e l’incidenza sulle nostre decisioni in termini di prestiti e consumi: in realtà non è così e quest’articolo cercherà di chiarire e dissipare in un linguaggio sia tecnico, sia quotidiano, i dubbi sul tema, focalizzando l’attenzione sui costi e sui requisiti da possedere.  Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha poi chiarito nell’ambito di applicabilità dell’imposta sostitutiva sui finanziamenti, diverse interpretazioni maturate negli usi e nelle consuetudini, quindi cercheremo di dedicare una discreta attenzione a questo verdetto che definire storico non è un’esagerazione.

 

Cos’è

Dopo aver dato una definizione quanto mai generica sull’imposta sostitutiva e sulla sua natura, cerchiamo ora di inoltrarci nel complicato gergo tributario finanziario per consentire al lettore una comprensione totale del tema.

Cos’è l’imposta sostitutiva sui finanziamenti? Semplicemente, in ragione di un regime fiscale agevolato introdotto dall’allora Presidente della Repubblica Giovanni Leone con Decreto D.P.R. 601/1973 (denominato Disciplina delle agevolazioni tributarie) al richiedente un finanziamento definibile di medio-lungo termine (definizioni e condizioni descritte all’interno del Decreto stesso)è consentito il pagamento di un’unica imposta sostitutiva in luogo dell’imposta sul bollo, di quelle sul registro, ipotecarie, catastali e delle tasse sulle concessioni governative.

Se proviamo a raccogliere la definizione di finanziamento a medio-lungo termine compresa nel Decreto già citato all’articolo 15, comma IV°, notiamo che il lasso temporale del piano di rimborso deve essere maggiore di 18 mensilità ed è questo il punto discriminante centrale che differenzia il breve dal medio-lungo prestito. E’ quindi matematico considerare che simili archi temporali sottintendano finanziamenti di somme piuttosto alte di denaro e il risparmio conseguente all’applicazione dell’imposta sostitutiva in ragione dell’altra, la tassazione ordinaria, appare molto conveniente; significativamente incidente nella scelta o meno di un mutuo per il suo effetto riflesso sul totale da rimborsare alla finanziaria erogante.

La platea degli aventi diritto a questo speciale regime fiscale è stata poi modificata dai vari esecutivi che si sono succeduti al governo del paese ed in seguito alle sentenze passate in giudicato su spinta dei vari operatori e intermediari interessati a questo business al fine di incentivare l’utilizzo dei propri strumenti; oggi possiamo affermare perentoriamente che questa imposta sostitutiva è applicabile secondo una precisa e manifesta scelta richiesta in fase istruttoria a :

  • Finanziamenti concessi da istituti bancari con durata superiore ai 18 mesi quindi anche i mutui per l’acquisto di una casa di proprietà;
  • Finanziamenti di opere, reti, impianti e acquisto di dotazioni da parte di Cassa Depositi e Prestiti (CDP, l’ente governativo con competenze multisettoriali) per finalità di pubblica utilità;
  • Finanziamenti concessi dalle banche per il sostenimento degli investimenti nei seguenti settori:
    • Artigianato;
    • Lavoro italiano all’estero effettuato secondo la nuova normativa definita dall’art.10 D.Lgs. 1° settembre 1993 n° 385;
    • Cinema e teatro;
    • Credito di rifinanziamento effettuato a norma dell’art. 10 D.Lgs 1° Settembre 1993 n° 385;
    • Credito d’esercizio per la pesca.
  • Finanziamento concesso da istituti assicurativi e imprese di cartolarizzazione (la pratica finanziaria di trasformazione dei crediti di banche, enti pubblici e aziende in titoli negoziabili nei mercati borsistici) con durata superiore alle 18 mensilità;
  • Alle garanzie di ogni tipo concesse nelle operazioni di finanziamento strutturate, come ad esempio quelle relative all’emissione di obbligazioni, e alle operazioni di surroga, sostituzione, cancellazione, trasferimento, frazionamento, postergazione di una garanzia prestata. Al contrario gli atti giudiziari connessi alle indicate operazioni sono assoggettati al regime d’imposta ordinario, comprese le cambiali emesse in ottemperanza alle operazioni stesse;
  • Mutui finalizzati all’acquisto d’immobili a uso residenziale da parte di enti, fondi, istituti e casse previdenziali per i loro dipendenti e/o iscritti.

Riferendoci a quest’ultimo punto, dobbiamo sottolineare che l’imposta sostitutiva si applica ai finanziamenti erogati per la costruzione di abitazioni, escluso le ristrutturazioni e quelli concessi con finalità diverse dall’acquisto d’immobili che non siano definibili come abitazioni.

Tutte queste considerazioni sono desumibili dagli articoli 15 al 22 del Titolo IV° del Decreto del Presidente della Repubblica  n° 601 del 1973 denominato “Agevolazioni per il Settore del Credito”.

 

Aliquote

L’articolo 18 del D.P.R. citato definisce le aliquote e la base imponibile sulla quale è applicata l’imposta sostitutiva unica nei finanziamenti.  Si parla di ammontare totale del finanziamento corrispondente alla base imponibile nel caso di erogazioni da parte dell’istituto o della banca nell’esercizio di competenza (di solito annuale) ovvero nel caso di aperture di credito in conto corrente o qualsiasi altra forma tecnica (ad esempio le obbligazioni) si tiene conto dell’ammontare del fido corrispondente quindi alla base imponibile.

Su quest’ammontare di denaro è applicata un’aliquota concernente i diversi casi:

  • L’aliquota ordinaria dell’imposta sostitutiva è dello 0,25%;
  • Se una banca eroga mutui a una cooperativa edilizia o a un istituto autonomo per le case popolari, la percentuale da applicare è dello 0,125%;
  • Se la base imponibile riguarda finanziamenti per l’esportazione con una durata superiore ai 18 mesi, l’aliquota da pagare è dello 0,5%;
  • Se si è in presenza di finanziamenti destinati agli specifici settori produttivi citati con qualsiasi durata, l’aliquota applicata è lo 0,25%;
  • Se abbiamo acceso un mutuo destinato all’acquisto o alla costruzione di uno o più immobili a uso abitativo e non siamo nelle condizioni di definirla come prima casa di proprietà, l’aliquota è del 2%;
  • Se, invece, il mutuo riguarda l’acquisto o la costruzione di un immobile a uso abitativo adibito a prima casa, allora la percentuale correlata all’imposta unica sostitutiva sarà dello 0,25%.

Fino a poco tempo fa, nel 2018, c’erano ancora numerosi dubbi riguardo all’applicabilità dell’imposta sostitutiva con riferimento ai soggetti eroganti il finanziamento, poiché erano considerati suscettibili di agevolazione solo quegli istituti classici, ovvero le banche.  Dopo varie sentenze passate in giudicato e battaglie legali tra gli attori della finanza a colpi di carte bollate, si è giunti a un punto d’incontro grazie all’intervento della Cassazione in Sezione Unita proprio l’anno passato: un verdetto condiviso ha ampliato la platea di soggetti eroganti i prodotti ai quali può essere applicata l’imposta sostitutiva, aggiungendo alle banche anche gli intermediari finanziari, equiparati quindi anche normativamente a questi enti. Quest’ampliamento non era proprio un fulmine a ciel sereno ma condivisibile e auspicabile in ragione della tutela della concorrenza (le Banche e i finanziamenti erogati non potevano avere questo vantaggio economico rispetto agli intermediari) e dei principi costituzionali sui quali si basa il nostro Stato Italiano, previsti dai padri fondatori nel 1948: uguaglianza e tutela della libertà d’iniziativa economica.

Nel D.P.R. 601/1973 erano indicati all’articolo 20 le modalità di presentazione della documentazione occorrente da parte dell’ente che presentavano molteplici passi burocratici e amministrativi; quanto questi volevano usufruire dell’applicazione dell’imposta sostitutiva, erano tenuti ad inviare all’Agenzia delle Entrate competente territorialmente due esemplari sottoscritti dalle persone che hanno l’obbligo di firmare il Bilancio.

I tempi per l’invio erano congrui, entro tre mesi dalla chiusura dell’esercizio dell’ente finanziario e bisognava indicare separatamente i finanziamenti totali soggetti a regime ordinario di tassazione, quelli sottoposti a imposta sostitutiva e quelli che si riferiscono all’applicabilità dell’articolo 19. L’Ufficio poi annotava l’ammontare delle imposte dovute e restituiva una copia in modo che fosse saldato in un’unica soluzione entro 30 giorni. Dal 2017, seguendo un’opera di de burocratizzazione statale e di semplificazione, è stato abolito quest’obbligo sostituendolo con un’unica dichiarazione inviata per via telematica; grazie al provvedimento del 23 novembre 2017 è obbligatorio per gli enti che erogano dei finanziamenti la presentazione di questo modello direttamente inviabile on line in autonomia oppure attraverso intermediari abilitati.

La dichiarazione deve essere compilata in ogni sua parte, sottoscritta e inviata entro quattro mesi dalla chiusura dell’esercizio e potrà essere utilizzata anche per saldare l’imposta dovuta nell’anno in corso.  La finanziaria e l’istituto di credito potranno liquidare direttamente tutte le imposte dovute, siano esse ordinarie o sostitutive e determinare l’acconto previsto per l’anno d’esercizio successivo a quello di presentazione (corrispondente a una stima del 95% dell’imposta dovuta per l’anno in corso).

 

Sostituto d’Imposta

Se siamo giunti fino a questo punto, significa oramai avere chiaro, almeno teoricamente, cosa sia l’imposta sostitutiva sui finanziamenti.  Scendendo poi nella pratica, possiamo aggiungere che l’imposta sostitutiva per quanto concerne gli strumenti come i mutui, va a surrogare in un’unica soluzione l’imposta di bollo, quella di registro, quella ipotecaria e quella catastale, mentre per tutti gli altri finanziamenti a medio-lungo termine (di durata superiore ai 18 mesi) supplisce unicamente all’imposta di bollo e quella di registro.

Una questione più tecnica e pregnante ora rende necessario un approfondimento: chi paga, ovvero chi liquida attivamente il denaro? L’imposta sostitutiva è a carico del finanziato con l’istituto erogante che agisce da sostituto d’imposta trattenendo e liquidando attivamente all’Erario gli importi dovuti. Così come accade nel rapporto lavorativo dipendente tra il datore del lavoro e il proprio operaio, ad esempio, con le trattenute IRPEF.

L’applicazione dell’imposta sostitutiva, in sostituzione a quella standard e ordinaria, non è obbligatoria, né vincolante, ma può essere esercitato questo diritto facoltativamente: se dovessimo avere necessità , potremmo anche corrispondere totalmente i costi connessi alle aliquote ordinarie.  E’ a nostra discrezione, quindi, indicare al momento della stipula del contratto di finanziamento, il possesso dei requisiti richiesti e la volontà di applicare il regime agevolato attraverso ciò che viene definito tecnicamente una esplicita opzione. Fino al 2014 l’imposta sostitutiva trovava applicazione automaticamente in ragione dell’economicità sottesa alla scelta, ma la trasparenza e il diritto del consumatore a scegliere secondo proprie necessità, ha vinto ed è stato considerato giuridicamente superiore.

Un’altra questione riguarda il costo.  Nel precedente capitolo abbiamo elencato le varie possibili incidenze percentuali alle quali sarà sottoposto l’imponibile, ovvero il finanziamento, ma fondamentalmente gli ambiti di applicazione interessanti per un cittadino italiano tipo sono due:

  • I costi relativi all’acquisizione sia a titolo originario, sia derivativo di un immobile ad uso abitativo o per la sua costruzione, se questo è una prima casa (lo 0,25%);
  • I costi inerenti l’acquisto o la costruzione d’immobili non assimilabili alla prima casa di proprietà, quindi tutti gli altri (il 2%).

 

Imposta Sostitutiva Mutuo Prima Casa e Seconda Casa

L’imposta sostitutiva dello 0,25%, quindi, è applicabile solo se riguarda un mutuo finalizzato all’acquisto di un immobile adibito a uso abitativo o per la sua costruzione, se questo è passibile dei benefici inerenti la prima casa. In tutti gli altri casi, il mutuo prevedrà un’aliquota del 2% come incidenza sulla base imponibile. Un paio di esempi semplificheranno il ragionamento:

  • Se chiedessimo all’istituto di credito un mutuo di 100.000€ per l’acquisto di una prima casa, l’imposta sostitutiva applicabile sarà di 250€, seguendo un facile calcolo: 100.000*0,25:100=250
  • Se, invece, avessimo bisogno di un mutuo sempre dello stesso importo, 100.000€ per acquistare una seconda casa, l’imposta sostitutiva ammonterà a 2.000€ (100.000*2:100=2,000).

Sicuramente sono importi di una certa rilevanza, anche se ci troviamo di fronte a somme finanziate veramente importanti. Quest’agevolazione ci consente di risparmiare:

  • Imposta di Registro (2%sul valore totale dell’immobile nel caso di prima casa, 9% negli altri casi);
  • Imposta di Bollo;
  • Imposta Ipotecaria (50€ nel caso di prima casa);
  • Imposta Catastale (50€).

Il calcolo appena visto di certo non è complicato e l’imposta sostitutiva in questa simulazione è abbastanza semplice. Immaginiamo, invece, di avere a che fare con un caso più complesso: siano Pietro e Paolo due fratelli che vogliano acquistare una casa attraverso la stipula di un mutuo cointestato. Per il primo si tratterebbe di prima casa, mentre per il secondo, che possiede già un’abitazione di proprietà, di immobile assimilabile a seconda casa. Se il mutuo erogato sarà sempre di 100.000€ e i mutuatari si accolleranno una quota in modo fifty-fifty, al 50% ciascuno, avremo questa situazione:

  • Pietro pagherà 125€ d’imposta sostitutiva, applicando lo 0,25% sulla metà del mutuo, su 50.000€ quindi (50.000€*0,25:100=125);
  • Paolo, invece, dovrà sobbarcarsi di un costo molto alto, pur nel regime agevolato. 1000€ risultanti dall’applicazione della formula su metà del mutuo (50.000*2:100=1.000).

Se il mutuo non fosse, invece, diviso a metà tra i due contraenti, avremo una situazione del tutto differente, specchio dell’incidenza diversa dei costi. Pensiamo, ad esempio, a un mutuo sempre di 100.000€ diviso tra Pietro e Paolo in percentuale del 60% e del 40%. Avremo quest’altra situazione:

  • Pietro dovrà affrontare un costo di 150€ (60.000*0,25:100=150);
  • Paolo pagherà 800€ (40.000*2:100=800).

Con uno scostamento di una percentuale relativamente piccola tra i due mutuatari, del 10%, avremo un esborso totale sullo stesso importo molto minore. Nel primo caso avevamo un costo totale di 1.125€ mentre nel secondo esempio solo 950€.

 

Aliquota Agevolata sui Finanziamenti

C’è un vincolo contrattuale da sottoscrivere da parte di chi acquista o costruisce un immobile a uso abitativo come prima casa: si definisce obbligo di dichiarazione. Il mutuatario dichiara, quindi, nel contratto di finanziamento l’agevolazione ottenuta in regime di prima casa e la rende disponibile a un potenziale compratore successivo (quando parlavamo di acquisizione in via derivativa).

Per divenire beneficiario dell’aliquota minima dello 0,25% come imposta sostitutiva, dobbiamo poter far rientrare l’immobile oggetto di mutuo nella definizione di prima casa, entrando nella titolarità del bene come proprietario. Saranno necessari, a tal fine, questi requisiti inerenti l’immobile stesso e l’acquirente:

  • Non sussistenza di categoria catastale assoggettabile agli immobili di lusso (ad esempio, A1);
  • L’acquirente deve essere una persona fisica e non può essere una persona giuridica;
  • All’atto d’acquisto, l’acquirente non deve possedere altri immobili a uso abitativo nello stesso comune;
  • Non ci siano, su tutto il territorio italiano, altri immobili di proprietà al tempo dell’atto sui quali si è usufruito dell’imposta sostitutiva agevolata al tasso minimo dello 0,25%;
  • Obbligo di emigrare nel comune presso il quale è presente l’immobile oggetto di mutuo e di ottenere la residenza a norma di legge entro 18 mesi dal momento del rogito notarile di compravendita.

Come tutte le dichiarazioni ufficiali, anche quella relativa al possesso dei requisiti indicati può essere impugnati secondo le norme del codice penale in caso di affermazioni non veritiere e mendaci. Se quindi, dovessimo ledere questo vincolo ovvero non possedessimo tutti i requisiti appena elencati, non potremmo beneficiare dell’applicazione dell’aliquota agevolata minima sui finanziamenti nel 2019.

Se il Fisco, tramite i propri addetti, si accorgerà di eventuali difformità concernenti la natura di prima casa, aprirà una pratica istruttoria nei nostri confronti richiedendo la restituzione della differenza tra la somma pagata con la percentuale dello 0,25% e quella che invece avremmo dovuto corrispondere con aliquota massima del 2%, aumentata di una sanzione pari al 30% dell’importo ottenuto più eventuali interessi legali e spese accessorie.

 

Costi

In conclusione, possiamo affermare che l’imposta sostitutiva e il regime agevolato permettono un buon risparmio al mutuatario che vuole acquistare o costruire una casa, sia essa prima o seconda. In ogni caso, questa individua solo una parte della totalità delle spese connesse alla richiesta, allo svolgimento e alla conclusione di un meccanismo complesso e pluriennale qual è un contratto di mutuo: al fine di decidere se veramente affrontare o meno questo investimento e a quali organismi rivolgersi, prescindendo dall’imposta sostitutiva, dobbiamo analizzare e annoverare altre spese e oneri ineluttabili:

  • Spese d’istruttoria. Da pagare in fase d’avvio della pratica e in corso d’opera;
  • Spese perizia tecnica. Bisogna corrispondere al professionista un compenso adeguato per la propria perizia di valutazione dell’immobile, secondo ciò che prescrive anche il codice civile a tutela dei mestieri professionali;
  • Spese notarili. Dovendo acquistare un immobile, è necessario che l’atto di Rogito sia redatto secondo crismi e criteri definiti da un Notaio accreditato;
  • Polizze Assicurative. Sono obbligatorie alcune polizze come quella contro i danni derivanti da scoppio e incendio a salvaguardia dell’immobile e del bene stesso oggetto del mutuo, oltre la possibilità di sottoscrivere altre tutele per i più disparati motivi, ad esempio, per la perdita del lavoro e l’impossibilità di pagare le rate del mutuo.

L’imposta sostitutiva, infine, nasce e finisce con il contratto originario; deve essere corrisposta all’atto del finanziamento stesso e non è più dovuta eventualmente negli atti legati allo stesso contratto originario anche se subentranti altri soggetti, come, ad esempio, la surroga del mutuo, l’accollo ed il frazionamento del mutuo da costruttore.

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